Risultati di particolare interesse sono venuti recentemente dall'esperimento Gallex, in cui vengono usate ben 30 t di gallio (come soluzione di cloruro di gallio) per la rivelazione dei neutrini solari.

Si tratta di neutrini provenienti dalla reazione primaria di fusione di due protoni,o nuclei, di idrogeno, che avviene all'interno del Sole e che porta alla formazione di un nucleo di deuterio.

Tale reazione deve dare luogo all'emissione anche di neutrini, il cui flusso è stato misurato presso i laboratori del Gran Sasso.

La reazione in questione è molto importante, perché controlla tutta la successiva produzione di energia da parte del Sole, e per questo è appunto detta "primaria".

I neutrini solari ci portano informazioni dirette su queste reazioni primarie, in quanto attraversano praticamente all'istante tutta l'enorme massa del Sole interagendo poco o nulla con le altre particelle (invece i fotoni, cioè le particelle di luce, impiegano diverso tempo a emergere dalla massa solare, dovendo subire un lento processo di diffusione).

Tuttavia, per catturare i neutrini solari ed estrarne l'informazione sulle reazioni nucleari primarie, bisogna spingere al massimo grado di sofisticazione la tecnologia dei rivelatori (come appunto è avvenuto con l'esperimento Gallex).