dal 2001
Una funzione continua si può tracciare senza staccare la penna dal foglio.
Nel linguaggio comune una cosa è "continua" quando procede senza interruzioni. Per una funzione l'idea è la stessa: il grafico di una funzione continua si può tracciare senza staccare la penna dal foglio, almeno nei dintorni del punto che stiamo osservando. Se invece nel grafico c'è un "buco", un "salto" o una curva che "sparisce", la funzione presenta in quel punto una discontinuità.
Questa immagine è utile, ma non basta: ci serve una definizione precisa, che si possa verificare con i calcoli. Ci viene in aiuto il concetto di limite.
Il concetto di continuità si è sviluppato lentamente, insieme alla riflessione sul movimento, sull'infinito e sulle grandezze variabili.
Zenone di Elea (V secolo a.C.)
Con i paradossi di Achille e la tartaruga e della freccia mise in luce le difficoltà di concepire il movimento e la divisibilità all'infinito dello spazio e del tempo.
Archimede (III secolo a.C.)
Con il metodo di esaustione calcolò aree e volumi mediante approssimazioni successive, affrontando con rigore problemi legati all'infinitamente piccolo.
Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716)
Formulò la «legge di continuità», natura non facit saltus, «la natura non fa salti»: i fenomeni naturali variano per gradi infinitamente piccoli, senza salti. È l'idea intuitiva di continuità.
Leonhard Euler (1707-1783)
Chiamava «continua» una funzione data da un'unica espressione analitica, come \(x^2\) o \(\sin x\), e «discontinua» una funzione definita da più espressioni. Era un significato diverso da quello moderno.
Bernard Bolzano (1781-1848)
Nel 1817 diede una definizione di funzione continua senza ricorrere agli infinitesimi e dimostrò che una funzione continua che cambia segno si annulla in un punto: è il nostro teorema degli zeri.
Augustin-Louis Cauchy (1789-1857)
Nel Cours d'analyse (1821) definì la continuità con le quantità infinitamente piccole: a un incremento infinitesimo della variabile deve corrispondere un incremento infinitesimo della funzione.
Karl Weierstrass (1815-1897)
Nelle sue lezioni a Berlino, dopo la metà dell'Ottocento, eliminò ogni riferimento agli infinitesimi, esprimendo la continuità con \(\varepsilon\) e \(\delta\): è la definizione che studieremo adesso.
La definizione rigorosa di continuità, nella forma in cui la intendiamo oggi, è il punto di arrivo di questo lungo cammino, concluso nell'Ottocento.
Tutte le immagini di questa nota sono illustrazioni generate con strumenti di intelligenza artificiale: non sono ritratti d'epoca e possono non riprodurre fedelmente i tratti dei personaggi.
Sia \(f\) una funzione definita in un insieme \(D\) e sia \(x_0\) un punto di \(D\) che sia anche punto di accumulazione di \(D\). Diciamo che \(f\) è continua in \(x_0\) quando il limite di \(f(x)\) per \(x\) che tende a \(x_0\) esiste ed è uguale al valore che la funzione assume in \(x_0\):
Quindi, per essere continua in \(x_0\), una funzione deve soddisfare tre condizioni:
Se anche una sola di queste condizioni non è verificata, la funzione non è continua (si dice discontinua) in \(x_0\).
Scrivendo il limite con la definizione rigorosa vista nell'unità sui limiti si ottiene la forma equivalente:
Rispetto alla definizione di limite c'è una differenza importante: qui non si esclude \(x=x_0\). Per \(x=x_0\) la disuguaglianza \(|f(x)-f(x_0)|<\varepsilon\) è banalmente vera, e infatti il valore \(f(x_0)\), che nel limite non contava, ora è proprio il valore verso cui \(f(x)\) deve tendere.
L'intorno \(I_{\varepsilon}(x_0)\) è in generale del tipo \((x_0-\alpha,\ x_0+\beta)\), con \(\alpha\) e \(\beta\) positivi, e non è necessariamente simmetrico rispetto a \(x_0\). Se però ne esiste uno, ne esiste anche uno simmetrico: basta prendere \(\delta=\min(\alpha,\beta)\). Per questo la definizione si può scrivere anche così: per ogni \(\varepsilon>0\) esiste \(\delta>0\) tale che, per ogni \(x\in D\) con \(|x-x_0|<\delta\), risulta \(|f(x)-f(x_0)|<\varepsilon\).
Nel grafico qui sotto è rappresentata la funzione \(f(x)=\sqrt{x}\) nel punto \(x_0=4\), con \(f(x_0)=2\). Fissata una tolleranza \(\varepsilon\), cioè la striscia orizzontale \((f(x_0)-\varepsilon,\ f(x_0)+\varepsilon)\) in arancio, cerchiamo un intorno di \(x_0\) i cui punti vengano mandati da \(f\) dentro la striscia. Il più grande è l'intorno \((x_0-\alpha,\ x_0+\beta)\), in verde, i cui estremi corrispondono proprio ai bordi della striscia: in quell'intorno il grafico non esce dalla striscia.
Per ogni \(x\) nell'intorno verde di \(x_0\), il punto \((x;\,f(x))\) del grafico cade nella striscia arancione.
Verifichiamo che \(f(x)=\sqrt{x}\) è continua in \(x_0=4\). Il dominio è \(D=[0,+\infty)\) e \(f(4)=2\). Dobbiamo mostrare che, per ogni \(\varepsilon>0\), esiste un intorno \(I\) di \(4\) tale che, per ogni \(x\in I\cap D\), risulti \(|\sqrt{x}-2|<\varepsilon\). Risolviamo la disequazione:
\[ |\sqrt{x}-2|<\varepsilon \quad\Longleftrightarrow\quad 2-\varepsilon<\sqrt{x}<2+\varepsilon \]Possiamo considerare \(\varepsilon\) arbitrariamente piccolo: se un intorno va bene per un certo \(\varepsilon\), va bene anche per ogni \(\varepsilon\) maggiore, perché la striscia diventa più larga. È dunque lecito supporre \(\varepsilon<2\), e quindi \(2-\varepsilon>0\). In questo caso tutti i membri sono positivi e possiamo elevare al quadrato, senza cambiare il verso delle disuguaglianze:
\[ (2-\varepsilon)^{2}<x<(2+\varepsilon)^{2} \]Risulta \((2-\varepsilon)^{2}<4\) e \((2+\varepsilon)^{2}>4\): possiamo allora porre
\[ (2-\varepsilon)^{2}=4-\alpha \qquad (2+\varepsilon)^{2}=4+\beta \qquad \text{con } \alpha>0,\ \beta>0 \](si trova \(\alpha=\varepsilon(4-\varepsilon)\) e \(\beta=\varepsilon(4+\varepsilon)\)). Abbiamo così trovato, in corrispondenza di \(\varepsilon\), l'intorno \(I=(4-\alpha,\ 4+\beta)\) di \(x_0=4\) (compreso \(x_0\)) tale che, per ogni \(x\in I\), \(f(x)\) è compreso tra \(f(x_0)-\varepsilon\) e \(f(x_0)+\varepsilon\): la funzione è continua in \(x_0=4\).
Avendo trovato un intorno non simmetrico, ne esiste anche uno simmetrico: basta prendere \(\delta=\min(\alpha,\beta)=\alpha\), e l'intorno \((4-\delta,\ 4+\delta)\).
Nella figura precedente è \(\varepsilon=0{,}5\): la striscia è \((1{,}5;\ 2{,}5)\) e l'intorno è \((1{,}5^2;\ 2{,}5^2)=(2{,}25;\ 6{,}25)\), cioè \(\alpha=1{,}75\) e \(\beta=2{,}25\).
Ciascuna delle tre condizioni della definizione può venire a mancare, e la continuità viene meno in modi diversi. Nei grafici seguenti, il pallino vuoto indica un punto "mancante" del grafico, il pallino pieno un punto che appartiene al grafico.
Osservazione. A rigore, la continuità ha senso solo nei punti del dominio. Quando \(f\) non è definita in \(x_0\), come nel caso 1, si dice per abuso di linguaggio che \(f\) è discontinua in \(x_0\) (o che \(x_0\) è un punto di discontinuità).
Nella Sezione 3 classificheremo questi comportamenti (e altri ancora) in "specie" di discontinuità. Per ora osserviamo che, in tutti questi casi, il grafico non si può tracciare senza staccare la penna in \(x_0\).
Se una funzione è continua in \(x_0\), il suo limite per \(x\to x_0\) si calcola semplicemente sostituendo \(x_0\) nell'espressione, perché per definizione \(\displaystyle\lim_{x\to x_0}f(x)=f(x_0)\). È proprio il "calcolo per sostituzione" che abbiamo usato per i limiti senza forme indeterminate (vedi la Sezione 9 dell'unità sui limiti di una funzione): nella Sezione 2 vedremo per quali funzioni questo è lecito.
Una funzione è continua in un intervallo quando è continua in ogni punto dell'intervallo. Intuitivamente: il grafico si può tracciare senza mai staccare la penna dal foglio, da un estremo all'altro dell'intervallo.
Se l'intervallo è chiuso, per esempio \([a,b]\), negli estremi non ha senso parlare di limite bilatero: la funzione è definita solo da una parte. Servono allora i limiti unilaterali.
Poiché il limite per \(x\to x_0\) esiste ed è uguale a \(l\) se e solo se i limiti destro e sinistro esistono e sono entrambi uguali a \(l\) (Sezione 4 dell'unità sui limiti), in un punto \(x_0\) interno al dominio si ha:
Per esempio, nei grafici della Sezione 1: nel caso 2 (salto) la funzione è continua da destra in \(x_0\), perché \(\displaystyle\lim_{x\to x_0^+}f(x)=l_2=f(x_0)\), ma non è continua da sinistra, perché \(l_1\neq f(x_0)\). Nel caso 4 la funzione è continua da sinistra (il limite sinistro è \(0=f(x_0)\)) ma non da destra (il limite destro è \(+\infty\)).
Per stabilire se una funzione è continua non occorre ogni volta usare la definizione. Valgono due fatti (le dimostrazioni, che omettiamo, si basano sui teoremi sui limiti).
Per esempio, le somme, i prodotti e i quozienti di funzioni continue sono continui: \(f(x)=e^{\sin x}\), \(g(x)=\ln(4-x^{2})\), \(h(x)=\dfrac{x^{2}+1}{x-3}\) sono continue in tutti i punti del loro dominio, rispettivamente \(\mathbb{R}\), \((-2,2)\) e \(\mathbb{R}\setminus\{3\}\).
Attenzione. Funzioni come \(h(x)=\dfrac{1}{x}\) sono continue in tutti i punti del loro dominio \(\mathbb{R}\setminus\{0\}\), anche se il grafico è formato da due rami: in \(x=0\) la funzione non è definita (e, per l'abuso di linguaggio visto, si dice che è discontinua).
(Il fatto che \(f(I)\) sia ancora un intervallo si dimostra con il teorema dei valori intermedi, che vedremo nella Sezione 4.) Graficamente, il grafico di \(f^{-1}\) è il simmetrico di quello di \(f\) rispetto alla bisettrice \(y=x\): se il grafico di \(f\) si può tracciare senza staccare la penna, lo stesso vale per il suo simmetrico.
Per esempio sono continue, nei loro domini, \(\ln x\) (inversa di \(e^{x}\)), \(\sqrt{x}\) (inversa di \(x^{2}\) in \([0,+\infty)\)) e le funzioni goniometriche inverse \(\arcsin x\), \(\arccos x\), \(\arctan x\).
Consideriamo la funzione \(f\) definita in \(D=[0,1]\cup(2,3]\) da \(f(x)=x\) per \(0\le x\le1\) e \(f(x)=x-1\) per \(2<x\le3\). È continua in ogni punto di \(D\) ed è invertibile, con \(f(D)=[0,2]\). La sua inversa è \(f^{-1}(x)=x\) per \(0\le x\le1\) e \(f^{-1}(x)=x+1\) per \(1<x\le2\): ha un salto in \(x=1\), perché \(\displaystyle\lim_{x\to1^-}f^{-1}(x)=1=f^{-1}(1)\), mentre \(\displaystyle\lim_{x\to1^+}f^{-1}(x)=2\). L'inversa non è continua, e questo accade perché il dominio di \(f\) non è un intervallo: tra i due tratti del grafico di \(f\) c'è un "vuoto".
I teoremi precedenti spiegano perché, nei limiti senza forme indeterminate, si può sostituire: se \(x_0\) appartiene al dominio di una funzione ottenuta con le funzioni elementari e le operazioni, allora \(\displaystyle\lim_{x\to x_0}f(x)=f(x_0)\). Per esempio \(\displaystyle\lim_{x\to1}\frac{x^{2}+3}{x+1}=\frac{4}{2}=2\). Se invece \(x_0\) non appartiene al dominio, il limite va calcolato con le tecniche viste nell'unità sui limiti (e si possono incontrare forme indeterminate).
Un punto \(x_0\) in cui la funzione non è continua si dice punto di discontinuità (anche quando \(f\) non è definita in \(x_0\), per l'abuso di linguaggio già visto). I punti di discontinuità si classificano in tre specie, in base al comportamento dei limiti sinistro e destro di \(f\) in \(x_0\), che indicheremo con \[ l_1=\lim_{x\to x_0^-}f(x) \qquad\text{e}\qquad l_2=\lim_{x\to x_0^+}f(x) \]
Il valore \(f(x_0)\) non ha importanza: la funzione può non essere definita in \(x_0\), oppure può valere \(l_1\) o \(l_2\) (e in tal caso è continua da sinistra o da destra, come nel caso 2 della Sezione 1) o un altro valore ancora.
Esempio 1. \(f(x)=\dfrac{|x|}{x}\) in \(x_0=0\). Per \(x>0\) è \(f(x)=1\) e per \(x<0\) è \(f(x)=-1\), quindi \(l_1=-1\) e \(l_2=1\): il salto è \(|1-(-1)|=2\).
Esempio 2. \(f(x)=\arctan\dfrac{1}{x}\) in \(x_0=0\). Per \(x\to0^+\) è \(\dfrac1x\to+\infty\), quindi \(l_2=\dfrac{\pi}{2}\); per \(x\to0^-\) è \(\dfrac1x\to-\infty\), quindi \(l_1=-\dfrac{\pi}{2}\): il salto è \(\pi\).
Esempio 1. \(f(x)=\dfrac1x\) in \(x_0=0\): \(l_1=-\infty\) e \(l_2=+\infty\).
Esempio 2. \(f(x)=x\,e^{1/x}\) in \(x_0=0\) (il caso 4 della Sezione 1): \(l_1=0\) e \(l_2=+\infty\). Basta che uno solo dei due limiti sia infinito.
Esempio 3. \(f(x)=\sin\dfrac1x\) in \(x_0=0\). Quando \(x\to0\), \(\dfrac1x\) assume valori sempre più grandi in valore assoluto e \(\sin\dfrac1x\) oscilla infinite volte tra \(-1\) e \(1\), senza avvicinarsi a nessun valore: né da destra né da sinistra esiste il limite. Per esempio, nei punti \(x_n=\dfrac{1}{\frac{\pi}{2}+2n\pi}\), che tendono a \(0^+\), la funzione vale sempre \(1\), mentre nei punti \(x_n'=\dfrac{1}{-\frac{\pi}{2}+2n\pi}\), anch'essi tendenti a \(0^+\), vale sempre \(-1\).
Se in \(x_0\) il limite destro o il limite sinistro è infinito, la retta \(x=x_0\) è un asintoto verticale per la funzione (vedi la teoria sugli asintoti di una funzione). Quindi gli esempi 1 e 2 hanno la retta \(x=0\) come asintoto verticale, mentre nell'esempio 3 non c'è asintoto, perché la funzione oscilla.
Esempio. \(f(x)=\dfrac{x^{2}-1}{x-1}\) in \(x_0=1\). La funzione non è definita in \(x=1\), ma per \(x\neq1\) coincide con \(x+1\):
\[ \lim_{x\to1}\frac{x^{2}-1}{x-1}=\lim_{x\to1}\frac{(x-1)(x+1)}{x-1}=\lim_{x\to1}(x+1)=2 \]Il limite esiste ed è finito (\(l=2\)), ma \(f(1)\) non esiste: discontinuità di terza specie.
Lo stesso accade se in \(x_0\) la funzione è definita ma "sbagliata": per esempio, se \(g(x)=x+1\) per \(x\neq1\) e \(g(1)=3\), il limite per \(x\to1\) è ancora \(2\), ma \(g(1)=3\neq2\).
Un altro esempio importante è \(f(x)=\dfrac{\sin x}{x}\) in \(x_0=0\): non è definita in \(0\) e, per il limite notevole \(\displaystyle\lim_{x\to0}\dfrac{\sin x}{x}=1\) (vedi l'unità sui limiti notevoli), ha limite \(1\).
Una discontinuità di terza specie si può "eliminare": basta definire (o ridefinire) la funzione in \(x_0\) ponendo \(f(x_0)=l\). La nuova funzione \(f^{*}\) coincide con \(f\) per \(x\neq x_0\) ed è continua in \(x_0\), perché il valore assegnato è proprio il limite:
\[ f^{*}(x)=\begin{cases} f(x) & \text{se } x\neq x_0 \\[1mm] l & \text{se } x=x_0 \end{cases} \]La funzione \(f^{*}\) si chiama prolungamento continuo (o prolungamento per continuità) di \(f\).
Per esempio, il prolungamento continuo di \(f(x)=\dfrac{x^{2}-1}{x-1}\) è la funzione
\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{x^{2}-1}{x-1} & \text{se } x\neq1 \\[3mm] 2 & \text{se } x=1 \end{cases} \]che coincide con \(f^{*}(x)=x+1\) per ogni \(x\). Analogamente, il prolungamento continuo di \(f(x)=\dfrac{\sin x}{x}\) è
\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{\sin x}{x} & \text{se } x\neq0 \\[3mm] 1 & \text{se } x=0 \end{cases} \]
| Specie | Limiti sinistro e destro in \(x_0\) | Esempio (in \(x_0\)) |
|---|---|---|
| Prima specie (salto) | esistono finiti, \(l_1\neq l_2\) | \(\dfrac{|x|}{x}\), \(\arctan\dfrac1x\) in \(0\) |
| Seconda specie | almeno uno è infinito oppure non esiste | \(\dfrac1x\), \(x\,e^{1/x}\), \(\sin\dfrac1x\) in \(0\) |
| Terza specie (eliminabile) | esistono finiti e uguali (\(=l\)), ma \(f(x_0)\) non esiste o è \(\neq l\) | \(\dfrac{x^{2}-1}{x-1}\) in \(1\), \(\dfrac{\sin x}{x}\) in \(0\) |
Vediamo tre teoremi fondamentali sulle funzioni continue in un intervallo chiuso e limitato \([a,b]\). Sono teoremi di esistenza: garantiscono che un certo punto esiste, senza dire come trovarlo. Le dimostrazioni rigorose, che qui omettiamo, richiedono strumenti che si vedono all'università; ci limiteremo a spiegarne il significato e a illustrarli con i grafici.
Ricordiamo che \(f\) ha massimo assoluto \(M\) in \([a,b]\) se esiste \(x_M\in[a,b]\) tale che \(f(x_M)=M\) e \(f(x)\le M\) per ogni \(x\in[a,b]\); analogamente per il minimo assoluto \(m\).
In altre parole, una funzione continua in un intervallo chiuso e limitato è anche limitata, e "raggiunge" davvero il suo valore massimo \(M=f(x_M)\) e il suo valore minimo \(m=f(x_m)\). Nella figura il massimo e il minimo sono assunti in punti interni all'intervallo, ma possono essere assunti anche negli estremi \(a\) e \(b\).
Una funzione continua in \([a,b]\) ha massimo \(M\) (in \(x_M\)) e minimo \(m\) (in \(x_m\)).
Se viene meno una delle ipotesi (continuità, intervallo chiuso, intervallo limitato) il teorema può non valere:
Nota. Le ipotesi del teorema sono condizioni sufficienti, non necessarie: se non valgono, massimo e minimo possono esistere comunque. Per esempio \(f(x)=x^{2}\) in \((-1,1)\) ha minimo \(0\), anche se l'intervallo è aperto (non ha però massimo).
Significato grafico. Ogni retta orizzontale \(y=k\), con \(k\) compreso tra \(f(a)\) e \(f(b)\), interseca il grafico di \(f\) almeno in un punto. Come mostra la figura, i punti possono essere anche più di uno.
La retta \(y=k\) interseca il grafico in (almeno) un punto: qui in tre punti, \(c_1\), \(c_2\), \(c_3\).
Dimostrazione intuitiva. Il grafico di una funzione continua si può tracciare senza staccare la penna dal foglio. Partiamo dal punto \((a;\,f(a))\), che sta sotto la retta \(y=k\), e dobbiamo arrivare al punto \((b;\,f(b))\), che sta sopra: per passare da sotto a sopra la penna deve attraversare la retta \(y=k\) almeno una volta. L'ascissa del punto in cui la attraversa è il valore \(c\) cercato.
La continuità è essenziale: se il grafico ha un salto, la penna può "scavalcare" la retta senza toccarla. Consideriamo \(f(x)=x\) per \(0{,}3\le x<1\) e \(f(x)=x+1\) per \(1\le x\le2\). Risulta \(f(0{,}3)=0{,}3\) e \(f(2)=3\), ma nel punto \(x=1\) c'è un salto, dal valore \(1\) (a cui ci si avvicina da sinistra) al valore \(f(1)=2\). Perciò la funzione non assume nessun valore dell'intervallo \([1;\,2)\): per esempio \(k=1{,}65\), che è compreso tra \(f(0{,}3)\) e \(f(2)\), non è mai assunto.
Se \(f\) è continua in \([a,b]\), per il teorema di Weierstrass ha minimo \(m\) e massimo \(M\); per il teorema dei valori intermedi assume tutti i valori compresi tra \(m\) e \(M\). Quindi l'insieme delle immagini è un intervallo chiuso:
\[ f([a,b])=[m,M] \]Più in generale, l'immagine di un intervallo mediante una funzione continua è ancora un intervallo: è il fatto che abbiamo usato nel teorema sulla continuità della funzione inversa.
È il caso particolare del teorema dei valori intermedi con \(k=0\). Significato grafico: se il grafico di una funzione continua parte da un punto sotto l'asse \(x\) e arriva in un punto sopra l'asse \(x\) (o viceversa), taglia l'asse \(x\) almeno una volta.
Con \(f(a)<0\) e \(f(b)>0\), il grafico incontra l'asse \(x\) in un punto \(c\in(a,b)\).
Il teorema degli zeri permette di stabilire che un'equazione ha una soluzione in un dato intervallo, anche quando non sappiamo risolverla.
Esempio 1. Dimostriamo che l'equazione \(x^{3}+x-1=0\) ha una e una sola soluzione in \((0,1)\). La funzione \(f(x)=x^{3}+x-1\) è continua (è un polinomio) in \([0,1]\) e risulta \(f(0)=-1<0\) e \(f(1)=1>0\): per il teorema degli zeri esiste almeno un punto \(c\in(0,1)\) con \(f(c)=0\).
Il teorema, però, garantisce solo l'esistenza di una soluzione, non la sua unicità. Per verificare che la soluzione è unica, riscriviamo l'equazione nella forma \(x^{3}=1-x\) e confrontiamo i grafici di \(y=x^{3}\) (crescente) e di \(y=1-x\) (decrescente) in \([0,1]\): si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\approx0{,}68\).
I grafici di \(y=x^{3}\) e \(y=1-x\) si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\).
Esempio 2. Dimostriamo che l'equazione \(\cos x=x\) ha una e una sola soluzione in \(\left[0,\dfrac{\pi}{2}\right]\). Consideriamo \(f(x)=\cos x-x\), continua in \(\left[0,\dfrac\pi2\right]\), con \(f(0)=1>0\) e \(f\left(\dfrac\pi2\right)=-\dfrac\pi2<0\): per il teorema degli zeri esiste almeno una soluzione \(c\in\left(0,\dfrac\pi2\right)\).
Per l'unicità confrontiamo i grafici di \(y=\cos x\) (decrescente in \(\left[0,\dfrac\pi2\right]\)) e di \(y=x\) (crescente): si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\approx0{,}74\).
I grafici di \(y=\cos x\) e \(y=x\) si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\).
Nota. Una funzione crescente e una decrescente si incontrano al più una volta: per questo, in entrambi gli esempi, la soluzione è unica. In seguito, con lo studio delle derivate, vedremo come stabilire in molti casi se una funzione è crescente o decrescente.
La dimostrazione intuitiva suggerisce anche un metodo per trovare un valore approssimato dello zero. Sia \(f\) continua in \([a,b]\), con \(f(a)\cdot f(b)<0\). Si calcola il punto medio \(c=\dfrac{a+b}{2}\) e il valore \(f(c)\):
A ogni passo l'intervallo che contiene lo zero si dimezza: dopo \(n\) passi ha ampiezza \(\dfrac{b-a}{2^{n}}\), e questo numero è anche una stima dell'errore che si commette scegliendo un qualunque punto dell'intervallo come valore approssimato dello zero.
Esempio. Cerchiamo lo zero di \(f(x)=x^{3}+x-1\) in \([0,1]\) (Esempio 1).
| n | a | b | c | f(c) | segno di f(c) |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 0 | 1 | 0,5 | −0,375 | − |
| 2 | 0,5 | 1 | 0,75 | 0,1719 | + |
| 3 | 0,5 | 0,75 | 0,625 | −0,1309 | − |
| 4 | 0,625 | 0,75 | 0,6875 | 0,0125 | + |
| 5 | 0,625 | 0,6875 | 0,65625 | −0,0611 | − |
| 6 | 0,65625 | 0,6875 | 0,671875 | −0,0248 | − |
Dopo 6 passi lo zero si trova nell'intervallo \([0{,}671875;\ 0{,}6875]\), di ampiezza \(\dfrac{1}{2^{6}}\approx0{,}0156\): quindi \(c\approx0{,}68\) con errore minore di \(0{,}02\). Con 10 passi l'errore è minore di \(\dfrac{1}{2^{10}}<0{,}001\) (il valore esatto è \(0{,}6823\ldots\)).
Nota. La bisezione è semplice e sicura, ma lenta: servono circa 3 passi per guadagnare una cifra decimale. Esistono metodi più veloci, come il metodo delle tangenti, che vedremo dopo le derivate.
In questa sezione applichiamo la definizione di continuità, la classificazione delle discontinuità e i teoremi sulle funzioni continue, anche con funzioni definite a tratti e con parametri.
Determinare il dominio e gli intervalli in cui sono continue le seguenti funzioni:
\[ \text{a)}\ f(x)=\ln(x^2-1)\qquad\text{b)}\ g(x)=\frac{\sqrt{x+3}}{x^2-4}\qquad\text{c)}\ h(x)=\tan x \]Svolgimento:
Ogni funzione è ottenuta da funzioni elementari mediante operazioni e composizioni: è quindi continua in tutto il suo dominio. Basta dunque determinare il dominio.
a) Il logaritmo richiede argomento positivo:
\[ x^2-1>0\ \Longleftrightarrow\ x<-1\ \ \text{oppure}\ \ x>1 \]La funzione è continua in \((-\infty,-1)\) e in \((1,+\infty)\).
b) La radice richiede \(x+3\ge0\); il denominatore non deve annullarsi: \(x^2-4\ne0\), cioè \(x\ne\pm2\). Quindi:
\[ D=[-3,-2)\cup(-2,2)\cup(2,+\infty) \]La funzione è continua in ciascuno di questi intervalli; nell'estremo \(-3\), che appartiene al dominio, è continua da destra. Nei punti \(x=\pm2\) la funzione non è definita e il denominatore si annulla con numeratore non nullo: il limite è infinito (discontinuità di seconda specie).
c) \(\tan x=\dfrac{\sin x}{\cos x}\) è definita se \(\cos x\ne0\), cioè \(x\ne\dfrac{\pi}{2}+k\pi\) con \(k\in\mathbb{Z}\). Quindi \(\tan x\) è continua in ogni intervallo
\[ \left(-\frac{\pi}{2}+k\pi,\ \frac{\pi}{2}+k\pi\right),\qquad k\in\mathbb{Z} \]e nei punti \(x=\dfrac{\pi}{2}+k\pi\) il limite è infinito (seconda specie).
Studiare la continuità della funzione
\[ f(x)=\begin{cases} x^2+1 & \text{se } x<1\\[2pt] 3x-1 & \text{se } x\ge1 \end{cases} \]e stabilire se è continua da sinistra e da destra nel punto \(x=1\).
Svolgimento:
In ciascuno dei due intervalli \((-\infty,1)\) e \((1,+\infty)\) la funzione coincide con un polinomio, quindi è continua. L'unico punto da esaminare è il punto di raccordo \(x=1\).
Calcoliamo il valore della funzione e i limiti laterali. Per \(x=1\) vale la seconda espressione:
\[ f(1)=3\cdot1-1=2 \] \[ \lim_{x\to1^-}f(x)=\lim_{x\to1^-}(x^2+1)=2\qquad\qquad \lim_{x\to1^+}f(x)=\lim_{x\to1^+}(3x-1)=2 \]I due limiti laterali esistono, sono uguali fra loro e uguali a \(f(1)\):
\[ \lim_{x\to1^-}f(x)=\lim_{x\to1^+}f(x)=f(1)=2 \]Osserviamo che, se la seconda espressione fosse stata, per esempio, \(3x\) (con \(x\ge1\)), si avrebbe \(f(1)=3\) e il limite da destra sarebbe \(3\ne2\): la funzione sarebbe continua da destra ma non da sinistra, con una discontinuità di prima specie (salto di ampiezza \(1\)) in \(x=1\).
a) Determinare il valore di \(k\) per cui la funzione
\[ f(x)=\begin{cases} \dfrac{x^2-x-6}{x-3} & \text{se } x\ne3\\[8pt] k & \text{se } x=3 \end{cases} \]è continua in \(x=3\).
b) Determinare i valori di \(a\) e \(b\) per cui la funzione
\[ g(x)=\begin{cases} x^2+a & \text{se } x<1\\[2pt] b\,x & \text{se } 1\le x\le2\\[2pt] 6-x & \text{se } x>2 \end{cases} \]è continua in \(\mathbb{R}\).
Svolgimento:
a) Per essere continua in \(x=3\) deve essere \(\displaystyle\lim_{x\to3}f(x)=f(3)=k\). Calcoliamo il limite: per \(x\to3\) si ha la forma indeterminata \(\dfrac00\); scomponiamo il numeratore, osservando che \(x^2-x-6=(x-3)(x+2)\), e semplifichiamo (per \(x\ne3\)):
\[ \lim_{x\to3}\frac{x^2-x-6}{x-3}=\lim_{x\to3}\frac{(x-3)(x+2)}{x-3}=\lim_{x\to3}(x+2)=5 \]Dunque deve essere \(k=5\).
b) In ciascuno dei tre intervalli \((-\infty,1)\), \((1,2)\), \((2,+\infty)\) la funzione coincide con un polinomio, quindi è continua. Dobbiamo imporre la continuità nei due punti di raccordo \(x=1\) e \(x=2\).
Punto \(x=1\). Si ha \(g(1)=b\) e
\[ \lim_{x\to1^-}g(x)=1+a\qquad\qquad \lim_{x\to1^+}g(x)=b \]Quindi la continuità in \(x=1\) richiede \(1+a=b\).
Punto \(x=2\). Si ha \(g(2)=2b\) e
\[ \lim_{x\to2^-}g(x)=2b\qquad\qquad \lim_{x\to2^+}g(x)=6-2=4 \]Quindi la continuità in \(x=2\) richiede \(2b=4\), cioè \(b=2\).
Mettiamo a sistema le due condizioni:
\[ \begin{cases} 1+a=b\\ 2b=4 \end{cases}\ \Longrightarrow\ \begin{cases} b=2\\ a=1 \end{cases} \]Data la funzione
\[ f(x)=\frac{x^2-1}{x^2-3x+2} \]determinarne il dominio, classificare le discontinuità e, dove possibile, scrivere il prolungamento continuo.
Svolgimento:
La funzione è definita se \(x^2-3x+2\ne0\). Poiché \(x^2-3x+2=(x-1)(x-2)\), il dominio è \(\mathbb{R}\setminus\{1,2\}\). Essendo una funzione razionale, è continua in tutto il suo dominio; i due punti \(x=1\) e \(x=2\) sono punti di discontinuità (nel senso già chiarito, trattandosi di punti in cui la funzione non è definita).
Scomponiamo anche il numeratore, \(x^2-1=(x-1)(x+1)\), e semplifichiamo per \(x\ne1\):
\[ f(x)=\frac{(x-1)(x+1)}{(x-1)(x-2)}=\frac{x+1}{x-2}\qquad (x\ne1,\ x\ne2) \]Punto \(x=1\). Il limite esiste ed è finito:
\[ \lim_{x\to1}f(x)=\lim_{x\to1}\frac{x+1}{x-2}=\frac{2}{-1}=-2 \]La funzione non è definita in \(x=1\), ma il limite è finito: la discontinuità è eliminabile (terza specie).
Punto \(x=2\). Il numeratore \(x+1\) tende a \(3\), mentre il denominatore \(x-2\) tende a \(0\) cambiando segno:
\[ \lim_{x\to2^-}\frac{x+1}{x-2}=-\infty\qquad\qquad \lim_{x\to2^+}\frac{x+1}{x-2}=+\infty \]I limiti sono infiniti: la discontinuità è di seconda specie (la retta \(x=2\) è un asintoto verticale).
Prolungamento continuo. Possiamo eliminare la discontinuità in \(x=1\) assegnando alla funzione, in quel punto, il valore del limite, \(-2\). Il prolungamento continuo, definito per \(x\ne2\), è:
\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{x^2-1}{x^2-3x+2} & \text{se } x\ne1,\ x\ne2\\[8pt] -2 & \text{se } x=1 \end{cases} \]che coincide con \(\dfrac{x+1}{x-2}\) per ogni \(x\ne2\).
Data la funzione
\[ f(x)=\frac{x^2-x}{|x-1|} \]determinarne il dominio, classificare la discontinuità in \(x=1\) e calcolarne l'ampiezza del salto.
Svolgimento:
La funzione è definita per \(|x-1|\ne0\), cioè per \(x\ne1\): il dominio è \(\mathbb{R}\setminus\{1\}\). È continua nel suo dominio; il punto \(x=1\) è un punto di discontinuità (la funzione non vi è definita).
Poiché compare il valore assoluto, studiamo separatamente i due lati di \(x=1\). Osserviamo che \(x^2-x=x(x-1)\) e che
\[ |x-1|=\begin{cases} x-1 & \text{se } x>1\\ -(x-1) & \text{se } x<1 \end{cases} \]Quindi, semplificando il fattore \(x-1\):
\[ f(x)=\begin{cases} \dfrac{x(x-1)}{x-1}=x & \text{se } x>1\\[8pt] \dfrac{x(x-1)}{-(x-1)}=-x & \text{se } x<1 \end{cases} \]I limiti laterali in \(x=1\) sono:
\[ \begin{aligned} \lim_{x\to1^-}f(x)&=\lim_{x\to1^-}(-x)=-1\\[8pt] \lim_{x\to1^+}f(x)&=\lim_{x\to1^+}x=1 \end{aligned} \]I due limiti esistono e sono finiti, ma sono diversi: il limite di \(f\) per \(x\to1\) non esiste.
Data la funzione
\[ f(x)=\frac{\sqrt{x+1}-1}{x} \]determinarne il dominio, mostrare che in \(x=0\) la discontinuità è eliminabile e scrivere il prolungamento continuo di \(f\).
Svolgimento:
La radice richiede \(x+1\ge0\), il denominatore \(x\ne0\): il dominio è \([-1,0)\cup(0,+\infty)\). La funzione è continua nel suo dominio e il punto \(x=0\) è un punto di discontinuità (la funzione non vi è definita).
Per \(x\to0\) si ha la forma indeterminata \(\dfrac00\). Razionalizziamo il numeratore, moltiplicando numeratore e denominatore per \(\sqrt{x+1}+1\):
\[ \begin{aligned} \frac{\sqrt{x+1}-1}{x}&=\frac{(\sqrt{x+1}-1)(\sqrt{x+1}+1)}{x\,(\sqrt{x+1}+1)}\\[8pt] &=\frac{(x+1)-1}{x\,(\sqrt{x+1}+1)}\\[8pt] &=\frac{1}{\sqrt{x+1}+1}\qquad(x\ne0) \end{aligned} \]Quindi:
\[ \begin{aligned} \lim_{x\to0}f(x)&=\lim_{x\to0}\frac{1}{\sqrt{x+1}+1}\\[8pt] &=\frac12 \end{aligned} \]Altro modo: con il limite notevole. Scrivendo \(\sqrt{x+1}=(1+x)^{1/2}\), il limite si riconosce subito come limite notevole della potenza:
\[ \lim_{x\to0}\frac{(1+x)^k-1}{x}=k \]con \(k=\dfrac12\):
\[ \begin{aligned} \lim_{x\to0}\frac{\sqrt{x+1}-1}{x}&=\lim_{x\to0}\frac{(1+x)^{1/2}-1}{x}\\[8pt] &=\frac12 \end{aligned} \]Il limite esiste ed è finito, ma \(f\) non è definita in \(x=0\): la discontinuità è eliminabile (terza specie). Assegnando in \(x=0\) il valore del limite otteniamo il prolungamento continuo, definito per \(x\ge-1\):
\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{\sqrt{x+1}-1}{x} & \text{se } x\ne0\\[8pt] \dfrac12 & \text{se } x=0 \end{cases} \]a) Dimostrare che l'equazione \(e^x+x=0\) ha almeno una soluzione nell'intervallo \((-1,0)\) e darne un valore approssimato con tre passi del metodo di bisezione.
b) Dimostrare che l'equazione \(\ln x+x-2=0\) ha una e una sola soluzione reale e che questa appartiene all'intervallo \((1,2)\).
Svolgimento:
a) Esistenza. Consideriamo \(f(x)=e^x+x\), continua in \(\mathbb{R}\) (somma di funzioni continue), quindi in particolare nell'intervallo chiuso \([-1,0]\). Calcoliamo i valori agli estremi:
\[ f(-1)=e^{-1}-1=\frac1e-1<0\qquad\qquad f(0)=e^0+0=1>0 \]La funzione è continua in \([-1,0]\) e assume agli estremi valori di segno opposto: per il teorema degli zeri esiste almeno un \(c\in(-1,0)\) tale che \(f(c)=0\), cioè l'equazione ha almeno una soluzione in \((-1,0)\).
Unicità. L'equazione \(e^x+x=0\) equivale a \(e^x=-x\): le sue soluzioni sono le ascisse dei punti di intersezione fra il grafico di \(y=e^x\) e la retta \(y=-x\). Il grafico dell'esponenziale è una curva che sale al crescere di \(x\), mentre la retta scende; una curva che sale e una retta che scende possono incontrarsi in un solo punto.
La soluzione \(c\) è quindi unica. Bisezione. Cerchiamo ora un valore approssimato di \(c\). Il punto medio di \([-1,0]\) è \(-0{,}5\):
\[ f(-0{,}5)=e^{-0{,}5}-0{,}5\simeq0{,}107>0 \]Poiché \(f(-1)<0\) e \(f(-0{,}5)>0\), la soluzione è in \((-1;-0{,}5)\). Il nuovo punto medio è \(-0{,}75\):
\[ f(-0{,}75)=e^{-0{,}75}-0{,}75\simeq-0{,}278<0 \]Quindi la soluzione è in \((-0{,}75;-0{,}5)\). Il punto medio è \(-0{,}625\):
\[ f(-0{,}625)=e^{-0{,}625}-0{,}625\simeq-0{,}090<0 \]Quindi la soluzione è in \((-0{,}625;-0{,}5)\), intervallo di ampiezza \(\dfrac{1}{2^3}=0{,}125\). Assumendo come valore approssimato il punto medio \(-0{,}5625\), l'errore è minore di \(\dfrac{0{,}125}{2}=0{,}0625\).
b) Esistenza. Consideriamo \(g(x)=\ln x+x-2\), continua nel suo dominio \((0,+\infty)\), quindi in particolare in \([1,2]\). Agli estremi:
\[ g(1)=\ln1+1-2=-1<0\qquad\qquad g(2)=\ln2+2-2=\ln2>0 \]Per il teorema degli zeri esiste almeno un \(c\in(1,2)\) con \(g(c)=0\).
Unicità. L'equazione \(\ln x+x-2=0\) equivale a \(\ln x=2-x\): le sue soluzioni sono le ascisse dei punti di intersezione fra il grafico di \(y=\ln x\) e la retta \(y=2-x\). Il grafico del logaritmo è una curva che sale al crescere di \(x\), mentre la retta scende; una curva che sale e una retta che scende possono incontrarsi in un solo punto.
Per ciascuno dei casi seguenti si risponda a due domande: (i) il teorema indicato è applicabile? (ii) la conclusione del teorema è comunque vera? Giustificare le risposte.
Svolgimento:
a) (i) Non applicabile. La funzione non è continua in \(x=0\) (per \(x\to0^+\) tende a \(+\infty\), per \(x\to0^-\) a \(-\infty\)), quindi non è continua in \([-1,1]\). (ii) La conclusione è falsa. Nei punti \(x=\dfrac1n\) si ha \(f(x)=n\), arbitrariamente grande: la funzione non ha massimo. Nei punti \(x=-\dfrac1n\) si ha \(f(x)=-n\): non ha nemmeno minimo.
b) (i) Non applicabile. La funzione \(\tan x\) non è definita in \(x=\dfrac{\pi}{2}\), che appartiene all'intervallo: non è continua in \(\left[\dfrac{\pi}{4},\dfrac{3\pi}{4}\right]\). (ii) La conclusione è falsa. \(\tan x=0\) se e solo se \(x=k\pi\) con \(k\in\mathbb{Z}\), e nessuno di questi valori appartiene a \(\left[\dfrac{\pi}{4},\dfrac{3\pi}{4}\right]\): nell'intervallo non c'è nessuno zero, nonostante il cambio di segno.
c) (i) Non applicabile. La funzione \(g\) ha in \(x=0\) una discontinuità di prima specie (salto): i limiti laterali sono \(-1\) e \(1\). (ii) La conclusione è falsa. La funzione assume soltanto i valori \(-1\) e \(1\): per esempio non assume mai il valore \(0\), che è compreso fra \(g(-1)=-1\) e \(g(1)=1\).
d) (i) Non applicabile, perché \(g\) non è continua in \([-1,1]\). (ii) La conclusione è vera. La funzione assume solo i valori \(-1\) e \(1\): ha massimo \(1\) (assunto per \(x\ge0\)) e minimo \(-1\) (assunto per \(x<0\)). Il teorema di Weierstrass non ce lo garantisce, ma la conclusione vale ugualmente: le ipotesi del teorema sono sufficienti, ma non necessarie.
e) (i) Non applicabile, perché l'intervallo \((-1,1)\) è aperto. (ii) La conclusione è vera solo in parte. Il minimo c'è: \(h(x)=x^2\ge0\) e \(h(0)=0\). Il massimo invece non c'è: dato un qualunque \(x_0\in(-1,1)\), il punto \(x_1=\dfrac{1+|x_0|}{2}\) appartiene all'intervallo e \(x_1>|x_0|\), quindi \(h(x_1)=x_1^2>x_0^2=h(x_0)\): nessun valore è il più grande. I valori di \(h\) si avvicinano a \(1\) per \(x\to\pm1\) senza mai raggiungerlo, perché \(\pm1\) non appartengono all'intervallo.
Sia \(f\) una funzione continua nell'intervallo \([0,1]\) tale che \(0\le f(x)\le1\) per ogni \(x\in[0,1]\) (cioè il grafico di \(f\) è contenuto nel quadrato di vertici \((0,0)\), \((1,0)\), \((1,1)\), \((0,1)\)).
Dimostrare che esiste almeno un punto \(c\in[0,1]\) tale che \(f(c)=c\) (un tale punto si chiama punto fisso di \(f\)). Applicare il risultato a \(f(x)=\cos x\).
Svolgimento:
Cercare un punto \(c\) con \(f(c)=c\) equivale a cercare uno zero della funzione
\[ g(x)=f(x)-x \]La funzione \(g\) è continua in \([0,1]\), perché differenza di funzioni continue. Calcoliamo i suoi valori agli estremi, usando l'ipotesi \(0\le f(x)\le1\):
\[ g(0)=f(0)-0=f(0)\ge0\qquad\qquad g(1)=f(1)-1\le0 \]Distinguiamo i casi:
Applicazione. La funzione \(f(x)=\cos x\) è continua e, per \(x\in[0,1]\) (\(\ 0\le x\le1<\dfrac{\pi}{2}\)), il coseno è decrescente, quindi \(\cos1\le\cos x\le\cos0=1\); essendo \(\cos1\simeq0{,}54>0\), risulta \(0\le f(x)\le1\). Per il risultato precedente esiste \(c\in[0,1]\) con \(\cos c=c\), cioè l'equazione \(\cos x=x\) ha una soluzione in \([0,1]\) (si trova \(c\simeq0{,}74\)): è la stessa equazione dell'Esempio 2 della Sezione 4, già risolta con il teorema degli zeri.
Significato grafico. Un punto \(c\) è un punto fisso di \(f\) quando \(f(c)=c\), cioè quando il punto \((c,f(c))\) del grafico sta sulla diagonale \(y=x\) del quadrato. Il grafico di \(f\), che non esce dal quadrato, parte da un punto del lato sinistro (\(f(0)\ge0\)) e arriva a un punto del lato destro (\(f(1)\le1\)): per continuità deve incontrare la diagonale almeno una volta. Nella figura i punti fissi sono tre, \(c_1\), \(c_2\), \(c_3\).
I punti fissi sono le ascisse dei punti in cui il grafico di \(f\) incontra la diagonale \(y=x\).
Il grafico a ragnatela. Se si parte da un valore \(x_0\) e si calcolano \(x_1=f(x_0),\ x_2=f(x_1),\ x_3=f(x_2),\dots\), i punti sulla diagonale si ottengono con una spezzata verticale-orizzontale, detta ragnatela. Nel simulatore ci sono quattro funzioni nel menu a tendina (cos x, 1−x, 1−x³, 1/(1+x²)): sceglila, scegli il punto di partenza e premi «Un passo» per vedere dove porta la ragnatela.
Nota. Il teorema dell'esercizio 9 garantisce che il punto fisso esiste, ma non dice che la ragnatela vi arrivi: con alcune funzioni la spezzata si avvicina al punto fisso, con altre se ne allontana oppure oscilla. La dimostrazione rigorosa di quando la convergenza si verifica si potrà fare con lo studio delle derivate.
Le iterazioni suggeriscono un modo per trovare soluzioni approssimate. Per risolvere un'equazione la si riscrive nella forma \(x=\varphi(x)\), con \(\varphi\) continua: le soluzioni sono i punti fissi di \(\varphi\). Si sceglie poi \(x_0\) e si calcolano \(x_1=\varphi(x_0),\ x_2=\varphi(x_1),\dots\) Se questi valori si avvicinano a un numero \(c\), per la continuità di \(\varphi\) si ha \(c=\varphi(c)\): quel numero è una soluzione.
Esempio 1: \(\cos x=x\). L'equazione è già nella forma giusta, con \(\varphi(x)=\cos x\) (in radianti). Partendo da \(x_0=1\):
↕ scorri la tabella
| n | xn |
|---|---|
| 0 | 1,0000 |
| 1 | 0,5403 |
| 2 | 0,8576 |
| 3 | 0,6543 |
| 4 | 0,7935 |
| 5 | 0,7014 |
| 6 | 0,7640 |
| 10 | 0,7442 |
| 20 | 0,7392 |
| 25 | 0,7391 |
Con la calcolatrice in radianti basta scrivere \(1\) e premere più volte il tasto \(\cos\): i valori si avvicinano a \(c\approx0{,}7391\), la soluzione dell'Esempio 2 della Sezione 4.
Esempio 2: \(x^{3}+x-1=0\) (l'equazione dell'Esempio 1 della Sezione 4 e del metodo di bisezione, con soluzione \(c\approx0{,}6823\)). Si può riscrivere in modi diversi:
Partendo da \(x_0=0{,}5\) in entrambi i casi:
↕ scorri la tabella
| n | \(x_{n+1}=1-x_n^{3}\) | \(x_{n+1}=\dfrac{1}{1+x_n^{2}}\) |
|---|---|---|
| 0 | 0,5000 | 0,5000 |
| 1 | 0,8750 | 0,8000 |
| 2 | 0,3301 | 0,6098 |
| 3 | 0,9640 | 0,7290 |
| 4 | 0,1041 | 0,6530 |
| 5 | 0,9989 | 0,7011 |
| 6 | 0,0034 | 0,6705 |
| 10 | 0,0000 | 0,6804 |
| 20 | 0,0000 | 0,6823 |
| 25 | 1,0000 | 0,6823 |
Nel primo caso i valori non si avvicinano alla soluzione: oscillano fra \(0\) e \(1\). Nel secondo si avvicinano a \(0{,}6823\). Puoi rifare entrambe le ragnatele nel simulatore, scegliendo \(1-x^3\) e \(1/(1+x^2)\).
Quando fermarsi. Si può fermare il calcolo quando due valori consecutivi coincidono fino alla cifra decimale che interessa. È un criterio pratico, non una stima rigorosa dell'errore. Per esempio, nell'Esempio 1, da \(x_{22}\) in poi i valori coincidono fino alla quarta cifra decimale (\(0{,}7391\)).
Osservazione. Perché la prima riscrittura dell'Esempio 2 non funziona e la seconda sì? Lo suggerisce il grafico: vicino al punto fisso, se il grafico di \(\varphi\) è meno ripido della diagonale (sale o scende più lentamente di essa) la ragnatela si avvicina al punto fisso; se è più ripido, si allontana. Il grafico di \(1-x^{3}\) è molto più ripido della diagonale vicino a \(0{,}68\); quelli di \(\dfrac{1}{1+x^{2}}\) e di \(\cos x\) lo sono meno. È un'osservazione grafica: la dimostrazione rigorosa si potrà fare con lo studio delle derivate.
Confronto con la bisezione. L'iterazione è semplice da usare, ma in questi esempi è più lenta: la bisezione guadagna una cifra decimale ogni 3 passi circa, l'iterazione una ogni 5 o 6. Metodi molto più veloci, come quello delle tangenti, si potranno studiare dopo le derivate.