Matefilia Logo www.matefilia.it
Logo matefilia dal 2001

LE FUNZIONI CONTINUE

💡 Per una visualizzazione ottimale delle formule matematiche e delle figure, se stai usando lo smartphone disponilo orizzontalmente.
Clicca su ciascuna sezione per aprirla o chiuderla. Puoi tenere aperte più sezioni contemporaneamente.

L'idea intuitiva

Illustrazione concettuale della continuità matematica: una linea curva tracciata senza staccare la penna dal foglio

Una funzione continua si può tracciare senza staccare la penna dal foglio.

Nel linguaggio comune una cosa è "continua" quando procede senza interruzioni. Per una funzione l'idea è la stessa: il grafico di una funzione continua si può tracciare senza staccare la penna dal foglio, almeno nei dintorni del punto che stiamo osservando. Se invece nel grafico c'è un "buco", un "salto" o una curva che "sparisce", la funzione presenta in quel punto una discontinuità.

Questa immagine è utile, ma non basta: ci serve una definizione precisa, che si possa verificare con i calcoli. Ci viene in aiuto il concetto di limite.

Il concetto di continuità si è sviluppato lentamente, insieme alla riflessione sul movimento, sull'infinito e sulle grandezze variabili.

Illustrazione di Zenone di Elea con un rotolo di papiro

Zenone di Elea (V secolo a.C.)
Con i paradossi di Achille e la tartaruga e della freccia mise in luce le difficoltà di concepire il movimento e la divisibilità all'infinito dello spazio e del tempo.

Illustrazione di Archimede al lavoro su un papiro con figure geometriche

Archimede (III secolo a.C.)
Con il metodo di esaustione calcolò aree e volumi mediante approssimazioni successive, affrontando con rigore problemi legati all'infinitamente piccolo.

Illustrazione di Gottfried Wilhelm Leibniz

Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716)
Formulò la «legge di continuità», natura non facit saltus, «la natura non fa salti»: i fenomeni naturali variano per gradi infinitamente piccoli, senza salti. È l'idea intuitiva di continuità.

Illustrazione di Leonhard Euler

Leonhard Euler (1707-1783)
Chiamava «continua» una funzione data da un'unica espressione analitica, come \(x^2\) o \(\sin x\), e «discontinua» una funzione definita da più espressioni. Era un significato diverso da quello moderno.

Illustrazione di Bernard Bolzano

Bernard Bolzano (1781-1848)
Nel 1817 diede una definizione di funzione continua senza ricorrere agli infinitesimi e dimostrò che una funzione continua che cambia segno si annulla in un punto: è il nostro teorema degli zeri.

Illustrazione di Augustin-Louis Cauchy

Augustin-Louis Cauchy (1789-1857)
Nel Cours d'analyse (1821) definì la continuità con le quantità infinitamente piccole: a un incremento infinitesimo della variabile deve corrispondere un incremento infinitesimo della funzione.

Illustrazione di Karl Weierstrass

Karl Weierstrass (1815-1897)
Nelle sue lezioni a Berlino, dopo la metà dell'Ottocento, eliminò ogni riferimento agli infinitesimi, esprimendo la continuità con \(\varepsilon\) e \(\delta\): è la definizione che studieremo adesso.

La definizione rigorosa di continuità, nella forma in cui la intendiamo oggi, è il punto di arrivo di questo lungo cammino, concluso nell'Ottocento.

Tutte le immagini di questa nota sono illustrazioni generate con strumenti di intelligenza artificiale: non sono ritratti d'epoca e possono non riprodurre fedelmente i tratti dei personaggi.

La definizione di funzione continua in un punto

Sia \(f\) una funzione definita in un insieme \(D\) e sia \(x_0\) un punto di \(D\) che sia anche punto di accumulazione di \(D\). Diciamo che \(f\) è continua in \(x_0\) quando il limite di \(f(x)\) per \(x\) che tende a \(x_0\) esiste ed è uguale al valore che la funzione assume in \(x_0\):

\[ f \text{ è continua in } x_0 \iff \lim_{x \to x_0} f(x) = f(x_0) \]

Quindi, per essere continua in \(x_0\), una funzione deve soddisfare tre condizioni:

  1. \(f\) è definita in \(x_0\), cioè \(x_0 \in D\);
  2. esiste il limite di \(f(x)\) per \(x \to x_0\), ed è un numero reale \(l\);
  3. il limite coincide con il valore della funzione: \(l = f(x_0)\).

Se anche una sola di queste condizioni non è verificata, la funzione non è continua (si dice discontinua) in \(x_0\).

La definizione con \(\varepsilon\) e gli intorni

Scrivendo il limite con la definizione rigorosa vista nell'unità sui limiti si ottiene la forma equivalente:

\[ f \text{ è continua in } x_0 \iff \forall\,\varepsilon>0\ \ \exists\ I_{\varepsilon}(x_0)\ \text{ tale che } \forall x \in I_{\varepsilon}(x_0)\cap D :\] \[ |f(x)-f(x_0)|<\varepsilon \]

Rispetto alla definizione di limite c'è una differenza importante: qui non si esclude \(x=x_0\). Per \(x=x_0\) la disuguaglianza \(|f(x)-f(x_0)|<\varepsilon\) è banalmente vera, e infatti il valore \(f(x_0)\), che nel limite non contava, ora è proprio il valore verso cui \(f(x)\) deve tendere.

L'intorno \(I_{\varepsilon}(x_0)\) è in generale del tipo \((x_0-\alpha,\ x_0+\beta)\), con \(\alpha\) e \(\beta\) positivi, e non è necessariamente simmetrico rispetto a \(x_0\). Se però ne esiste uno, ne esiste anche uno simmetrico: basta prendere \(\delta=\min(\alpha,\beta)\). Per questo la definizione si può scrivere anche così: per ogni \(\varepsilon>0\) esiste \(\delta>0\) tale che, per ogni \(x\in D\) con \(|x-x_0|<\delta\), risulta \(|f(x)-f(x_0)|<\varepsilon\).

Interpretazione grafica

Nel grafico qui sotto è rappresentata la funzione \(f(x)=\sqrt{x}\) nel punto \(x_0=4\), con \(f(x_0)=2\). Fissata una tolleranza \(\varepsilon\), cioè la striscia orizzontale \((f(x_0)-\varepsilon,\ f(x_0)+\varepsilon)\) in arancio, cerchiamo un intorno di \(x_0\) i cui punti vengano mandati da \(f\) dentro la striscia. Il più grande è l'intorno \((x_0-\alpha,\ x_0+\beta)\), in verde, i cui estremi corrispondono proprio ai bordi della striscia: in quell'intorno il grafico non esce dalla striscia.

Grafico di f(x)=radice di x nel punto x0=4: la striscia orizzontale (f(x0)-epsilon, f(x0)+epsilon) e l'intorno (x0-alfa, x0+beta) i cui estremi corrispondono ai bordi della striscia

Per ogni \(x\) nell'intorno verde di \(x_0\), il punto \((x;\,f(x))\) del grafico cade nella striscia arancione.

Esempio: verifica della continuità con la definizione

Verifichiamo che \(f(x)=\sqrt{x}\) è continua in \(x_0=4\). Il dominio è \(D=[0,+\infty)\) e \(f(4)=2\). Dobbiamo mostrare che, per ogni \(\varepsilon>0\), esiste un intorno \(I\) di \(4\) tale che, per ogni \(x\in I\cap D\), risulti \(|\sqrt{x}-2|<\varepsilon\). Risolviamo la disequazione:

\[ |\sqrt{x}-2|<\varepsilon \quad\Longleftrightarrow\quad 2-\varepsilon<\sqrt{x}<2+\varepsilon \]

Possiamo considerare \(\varepsilon\) arbitrariamente piccolo: se un intorno va bene per un certo \(\varepsilon\), va bene anche per ogni \(\varepsilon\) maggiore, perché la striscia diventa più larga. È dunque lecito supporre \(\varepsilon<2\), e quindi \(2-\varepsilon>0\). In questo caso tutti i membri sono positivi e possiamo elevare al quadrato, senza cambiare il verso delle disuguaglianze:

\[ (2-\varepsilon)^{2}<x<(2+\varepsilon)^{2} \]

Risulta \((2-\varepsilon)^{2}<4\) e \((2+\varepsilon)^{2}>4\): possiamo allora porre

\[ (2-\varepsilon)^{2}=4-\alpha \qquad (2+\varepsilon)^{2}=4+\beta \qquad \text{con } \alpha>0,\ \beta>0 \]

(si trova \(\alpha=\varepsilon(4-\varepsilon)\) e \(\beta=\varepsilon(4+\varepsilon)\)). Abbiamo così trovato, in corrispondenza di \(\varepsilon\), l'intorno \(I=(4-\alpha,\ 4+\beta)\) di \(x_0=4\) (compreso \(x_0\)) tale che, per ogni \(x\in I\), \(f(x)\) è compreso tra \(f(x_0)-\varepsilon\) e \(f(x_0)+\varepsilon\): la funzione è continua in \(x_0=4\).

Avendo trovato un intorno non simmetrico, ne esiste anche uno simmetrico: basta prendere \(\delta=\min(\alpha,\beta)=\alpha\), e l'intorno \((4-\delta,\ 4+\delta)\).

Nella figura precedente è \(\varepsilon=0{,}5\): la striscia è \((1{,}5;\ 2{,}5)\) e l'intorno è \((1{,}5^2;\ 2{,}5^2)=(2{,}25;\ 6{,}25)\), cioè \(\alpha=1{,}75\) e \(\beta=2{,}25\).

Quando una funzione non è continua in un punto

Ciascuna delle tre condizioni della definizione può venire a mancare, e la continuità viene meno in modi diversi. Nei grafici seguenti, il pallino vuoto indica un punto "mancante" del grafico, il pallino pieno un punto che appartiene al grafico.

Grafico di una parabola con un punto escluso in x0: la funzione non è definita in x0
1. \(f\) non è definita in \(x_0\): \(f(x_0)\) non esiste, anche se il limite esiste (\(=l\)).
Grafico di una funzione con un salto in x0: il limite sinistro e il limite destro sono diversi
2. Il limite per \(x\to x_0\) non esiste: il limite sinistro (\(l_1\)) e il limite destro (\(l_2\)) sono diversi.
Grafico di una parabola con un punto escluso in x0 e un punto isolato più in alto: il limite è diverso dal valore della funzione
3. Il limite esiste (\(=l\)) e \(f(x_0)\) esiste, ma \(l \neq f(x_0)\).
Grafico di una funzione con f(x0)=0 in x0=0 (punto pieno): a destra di x0 la curva sale oltre ogni valore, a sinistra si avvicina a 0
4. \(f(x_0)=0\) esiste, ma il limite per \(x\to x_0\) non è finito: a destra tende a \(+\infty\), a sinistra tende a \(0\).

Osservazione. A rigore, la continuità ha senso solo nei punti del dominio. Quando \(f\) non è definita in \(x_0\), come nel caso 1, si dice per abuso di linguaggio che \(f\) è discontinua in \(x_0\) (o che \(x_0\) è un punto di discontinuità).

Nella Sezione 3 classificheremo questi comportamenti (e altri ancora) in "specie" di discontinuità. Per ora osserviamo che, in tutti questi casi, il grafico non si può tracciare senza staccare la penna in \(x_0\).

📚 Nota: continuità e calcolo dei limiti

Se una funzione è continua in \(x_0\), il suo limite per \(x\to x_0\) si calcola semplicemente sostituendo \(x_0\) nell'espressione, perché per definizione \(\displaystyle\lim_{x\to x_0}f(x)=f(x_0)\). È proprio il "calcolo per sostituzione" che abbiamo usato per i limiti senza forme indeterminate (vedi la Sezione 9 dell'unità sui limiti di una funzione): nella Sezione 2 vedremo per quali funzioni questo è lecito.

Continuità in un intervallo

Una funzione è continua in un intervallo quando è continua in ogni punto dell'intervallo. Intuitivamente: il grafico si può tracciare senza mai staccare la penna dal foglio, da un estremo all'altro dell'intervallo.

Se l'intervallo è chiuso, per esempio \([a,b]\), negli estremi non ha senso parlare di limite bilatero: la funzione è definita solo da una parte. Servono allora i limiti unilaterali.

Continuità da destra e da sinistra

\(f\) è continua da destra in \(x_0\) se \(\displaystyle\lim_{x\to x_0^+}f(x)=f(x_0)\).
\(f\) è continua da sinistra in \(x_0\) se \(\displaystyle\lim_{x\to x_0^-}f(x)=f(x_0)\).

Poiché il limite per \(x\to x_0\) esiste ed è uguale a \(l\) se e solo se i limiti destro e sinistro esistono e sono entrambi uguali a \(l\) (Sezione 4 dell'unità sui limiti), in un punto \(x_0\) interno al dominio si ha:

\(f\) è continua in \(x_0\) \(\iff\) \(f\) è continua sia da destra sia da sinistra in \(x_0\).

Per esempio, nei grafici della Sezione 1: nel caso 2 (salto) la funzione è continua da destra in \(x_0\), perché \(\displaystyle\lim_{x\to x_0^+}f(x)=l_2=f(x_0)\), ma non è continua da sinistra, perché \(l_1\neq f(x_0)\). Nel caso 4 la funzione è continua da sinistra (il limite sinistro è \(0=f(x_0)\)) ma non da destra (il limite destro è \(+\infty\)).

Continuità in un intervallo chiuso

\(f\) è continua nell'intervallo chiuso \([a,b]\) se è continua in ogni punto di \((a,b)\), è continua da destra in \(a\) ed è continua da sinistra in \(b\).
Grafico di una funzione continua nell'intervallo chiuso [a,b], con punti pieni negli estremi
\(f\) è continua in \([a,b]\).
Grafico di una funzione continua in (a,b) ma con un salto nell'estremo b: non è continua da sinistra in b
\(f\) è continua in \((a,b)\) e da destra in \(a\), ma non da sinistra in \(b\): non è continua in \([a,b]\).

Funzioni elementari e operazioni

Per stabilire se una funzione è continua non occorre ogni volta usare la definizione. Valgono due fatti (le dimostrazioni, che omettiamo, si basano sui teoremi sui limiti).

Funzioni elementari. Le funzioni elementari (polinomi, funzioni razionali fratte, radici, valore assoluto, esponenziali, logaritmi, funzioni goniometriche e goniometriche inverse) sono continue in ogni punto del loro dominio.
Operazioni. Se \(f\) e \(g\) sono continue in \(x_0\), sono continue in \(x_0\) anche \(f\pm g\), \(f\cdot g\) e, se \(g(x_0)\neq0\), \(\dfrac{f}{g}\). Se \(f\) è continua in \(x_0\) e \(g\) è continua in \(f(x_0)\), è continua in \(x_0\) anche la funzione composta \(g\circ f\).

Per esempio, le somme, i prodotti e i quozienti di funzioni continue sono continui: \(f(x)=e^{\sin x}\), \(g(x)=\ln(4-x^{2})\), \(h(x)=\dfrac{x^{2}+1}{x-3}\) sono continue in tutti i punti del loro dominio, rispettivamente \(\mathbb{R}\), \((-2,2)\) e \(\mathbb{R}\setminus\{3\}\).

Attenzione. Funzioni come \(h(x)=\dfrac{1}{x}\) sono continue in tutti i punti del loro dominio \(\mathbb{R}\setminus\{0\}\), anche se il grafico è formato da due rami: in \(x=0\) la funzione non è definita (e, per l'abuso di linguaggio visto, si dice che è discontinua).

Continuità della funzione inversa

Funzione inversa. Se \(f\) è continua e invertibile in un intervallo \(I\), allora la funzione inversa \(f^{-1}\), definita nell'intervallo \(f(I)\), è continua.

(Il fatto che \(f(I)\) sia ancora un intervallo si dimostra con il teorema dei valori intermedi, che vedremo nella Sezione 4.) Graficamente, il grafico di \(f^{-1}\) è il simmetrico di quello di \(f\) rispetto alla bisettrice \(y=x\): se il grafico di \(f\) si può tracciare senza staccare la penna, lo stesso vale per il suo simmetrico.

Per esempio sono continue, nei loro domini, \(\ln x\) (inversa di \(e^{x}\)), \(\sqrt{x}\) (inversa di \(x^{2}\) in \([0,+\infty)\)) e le funzioni goniometriche inverse \(\arcsin x\), \(\arccos x\), \(\arctan x\).

📚 Il teorema non vale se il dominio non è un intervallo

Consideriamo la funzione \(f\) definita in \(D=[0,1]\cup(2,3]\) da \(f(x)=x\) per \(0\le x\le1\) e \(f(x)=x-1\) per \(2<x\le3\). È continua in ogni punto di \(D\) ed è invertibile, con \(f(D)=[0,2]\). La sua inversa è \(f^{-1}(x)=x\) per \(0\le x\le1\) e \(f^{-1}(x)=x+1\) per \(1<x\le2\): ha un salto in \(x=1\), perché \(\displaystyle\lim_{x\to1^-}f^{-1}(x)=1=f^{-1}(1)\), mentre \(\displaystyle\lim_{x\to1^+}f^{-1}(x)=2\). L'inversa non è continua, e questo accade perché il dominio di \(f\) non è un intervallo: tra i due tratti del grafico di \(f\) c'è un "vuoto".

Grafico di f, definita in [0,1] unito a (2,3]: due segmenti separati
\(f\), continua e invertibile in \([0,1]\cup(2,3]\).
Grafico della funzione inversa di f: due segmenti con un salto in x=1
La funzione inversa \(f^{-1}\) ha un salto in \(x=1\).

📚 Nota: calcolo dei limiti per sostituzione

I teoremi precedenti spiegano perché, nei limiti senza forme indeterminate, si può sostituire: se \(x_0\) appartiene al dominio di una funzione ottenuta con le funzioni elementari e le operazioni, allora \(\displaystyle\lim_{x\to x_0}f(x)=f(x_0)\). Per esempio \(\displaystyle\lim_{x\to1}\frac{x^{2}+3}{x+1}=\frac{4}{2}=2\). Se invece \(x_0\) non appartiene al dominio, il limite va calcolato con le tecniche viste nell'unità sui limiti (e si possono incontrare forme indeterminate).

Classificazione dei punti di discontinuità

Un punto \(x_0\) in cui la funzione non è continua si dice punto di discontinuità (anche quando \(f\) non è definita in \(x_0\), per l'abuso di linguaggio già visto). I punti di discontinuità si classificano in tre specie, in base al comportamento dei limiti sinistro e destro di \(f\) in \(x_0\), che indicheremo con \[ l_1=\lim_{x\to x_0^-}f(x) \qquad\text{e}\qquad l_2=\lim_{x\to x_0^+}f(x) \]

Discontinuità di prima specie (salto)

\(x_0\) è un punto di discontinuità di prima specie se i limiti sinistro e destro di \(f\) in \(x_0\) esistono finiti ma sono diversi: \(l_1\neq l_2\).
La differenza \(\left|\,l_2-l_1\right|\) si chiama salto della funzione in \(x_0\).

Il valore \(f(x_0)\) non ha importanza: la funzione può non essere definita in \(x_0\), oppure può valere \(l_1\) o \(l_2\) (e in tal caso è continua da sinistra o da destra, come nel caso 2 della Sezione 1) o un altro valore ancora.

Esempio 1. \(f(x)=\dfrac{|x|}{x}\) in \(x_0=0\). Per \(x>0\) è \(f(x)=1\) e per \(x<0\) è \(f(x)=-1\), quindi \(l_1=-1\) e \(l_2=1\): il salto è \(|1-(-1)|=2\).

Esempio 2. \(f(x)=\arctan\dfrac{1}{x}\) in \(x_0=0\). Per \(x\to0^+\) è \(\dfrac1x\to+\infty\), quindi \(l_2=\dfrac{\pi}{2}\); per \(x\to0^-\) è \(\dfrac1x\to-\infty\), quindi \(l_1=-\dfrac{\pi}{2}\): il salto è \(\pi\).

Grafico di |x|/x: due semirette orizzontali a quota -1 e 1, con salto 2 in x=0
\(f(x)=\dfrac{|x|}{x}\): salto \(=2\).
Grafico di arctan(1/x): limite sinistro -pi/2 e limite destro pi/2 in x=0, salto pi
\(f(x)=\arctan\dfrac{1}{x}\): salto \(=\pi\).

Discontinuità di seconda specie

\(x_0\) è un punto di discontinuità di seconda specie se almeno uno dei limiti sinistro e destro di \(f\) in \(x_0\) è infinito oppure non esiste.

Esempio 1. \(f(x)=\dfrac1x\) in \(x_0=0\): \(l_1=-\infty\) e \(l_2=+\infty\).

Esempio 2. \(f(x)=x\,e^{1/x}\) in \(x_0=0\) (il caso 4 della Sezione 1): \(l_1=0\) e \(l_2=+\infty\). Basta che uno solo dei due limiti sia infinito.

Esempio 3. \(f(x)=\sin\dfrac1x\) in \(x_0=0\). Quando \(x\to0\), \(\dfrac1x\) assume valori sempre più grandi in valore assoluto e \(\sin\dfrac1x\) oscilla infinite volte tra \(-1\) e \(1\), senza avvicinarsi a nessun valore: né da destra né da sinistra esiste il limite. Per esempio, nei punti \(x_n=\dfrac{1}{\frac{\pi}{2}+2n\pi}\), che tendono a \(0^+\), la funzione vale sempre \(1\), mentre nei punti \(x_n'=\dfrac{1}{-\frac{\pi}{2}+2n\pi}\), anch'essi tendenti a \(0^+\), vale sempre \(-1\).

Grafico di 1/x: limite sinistro meno infinito e limite destro più infinito in x=0
\(f(x)=\dfrac1x\): \(l_1=-\infty\), \(l_2=+\infty\).
Grafico di x per e alla 1/x: limite sinistro 0 e limite destro più infinito in x=0
\(f(x)=x\,e^{1/x}\): \(l_1=0\), \(l_2=+\infty\).
Grafico di sin(1/x): oscillazioni sempre più fitte tra -1 e 1 vicino a x=0
\(f(x)=\sin\dfrac1x\): il limite in \(x_0=0\) non esiste.

📚 Nota: asintoti verticali

Se in \(x_0\) il limite destro o il limite sinistro è infinito, la retta \(x=x_0\) è un asintoto verticale per la funzione (vedi la teoria sugli asintoti di una funzione). Quindi gli esempi 1 e 2 hanno la retta \(x=0\) come asintoto verticale, mentre nell'esempio 3 non c'è asintoto, perché la funzione oscilla.

Discontinuità di terza specie (eliminabile)

\(x_0\) è un punto di discontinuità di terza specie (o eliminabile) se esiste finito il limite \(l\) di \(f\) per \(x\to x_0\) (cioè \(l_1=l_2=l\)), ma \(f\) non è definita in \(x_0\) oppure \(f(x_0)\neq l\).

Esempio. \(f(x)=\dfrac{x^{2}-1}{x-1}\) in \(x_0=1\). La funzione non è definita in \(x=1\), ma per \(x\neq1\) coincide con \(x+1\):

\[ \lim_{x\to1}\frac{x^{2}-1}{x-1}=\lim_{x\to1}\frac{(x-1)(x+1)}{x-1}=\lim_{x\to1}(x+1)=2 \]

Il limite esiste ed è finito (\(l=2\)), ma \(f(1)\) non esiste: discontinuità di terza specie.

Lo stesso accade se in \(x_0\) la funzione è definita ma "sbagliata": per esempio, se \(g(x)=x+1\) per \(x\neq1\) e \(g(1)=3\), il limite per \(x\to1\) è ancora \(2\), ma \(g(1)=3\neq2\).

Un altro esempio importante è \(f(x)=\dfrac{\sin x}{x}\) in \(x_0=0\): non è definita in \(0\) e, per il limite notevole \(\displaystyle\lim_{x\to0}\dfrac{\sin x}{x}=1\) (vedi l'unità sui limiti notevoli), ha limite \(1\).

Il prolungamento per continuità

Una discontinuità di terza specie si può "eliminare": basta definire (o ridefinire) la funzione in \(x_0\) ponendo \(f(x_0)=l\). La nuova funzione \(f^{*}\) coincide con \(f\) per \(x\neq x_0\) ed è continua in \(x_0\), perché il valore assegnato è proprio il limite:

\[ f^{*}(x)=\begin{cases} f(x) & \text{se } x\neq x_0 \\[1mm] l & \text{se } x=x_0 \end{cases} \]

La funzione \(f^{*}\) si chiama prolungamento continuo (o prolungamento per continuità) di \(f\).

Per esempio, il prolungamento continuo di \(f(x)=\dfrac{x^{2}-1}{x-1}\) è la funzione

\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{x^{2}-1}{x-1} & \text{se } x\neq1 \\[3mm] 2 & \text{se } x=1 \end{cases} \]

che coincide con \(f^{*}(x)=x+1\) per ogni \(x\). Analogamente, il prolungamento continuo di \(f(x)=\dfrac{\sin x}{x}\) è

\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{\sin x}{x} & \text{se } x\neq0 \\[3mm] 1 & \text{se } x=0 \end{cases} \]
Grafico di (x^2-1)/(x-1): la retta y=x+1 con un punto escluso in x0=1
\(f(x)=\dfrac{x^{2}-1}{x-1}\): \(f(1)\) non esiste, \(l=2\).
Grafico della retta y=x+1 con punto escluso in x0=1 e punto isolato più in alto
\(g\): il limite è \(l=2\), ma \(g(1)=3\neq l\).
Grafico della retta y=x+1 completa, con punto pieno in x0=1: prolungamento continuo
Prolungamento continuo \(f^{*}\): si pone \(f^{*}(1)=l=2\).

Riepilogo

Specie Limiti sinistro e destro in \(x_0\) Esempio (in \(x_0\))
Prima specie (salto) esistono finiti, \(l_1\neq l_2\) \(\dfrac{|x|}{x}\), \(\arctan\dfrac1x\) in \(0\)
Seconda specie almeno uno è infinito oppure non esiste \(\dfrac1x\), \(x\,e^{1/x}\), \(\sin\dfrac1x\) in \(0\)
Terza specie (eliminabile) esistono finiti e uguali (\(=l\)), ma \(f(x_0)\) non esiste o è \(\neq l\) \(\dfrac{x^{2}-1}{x-1}\) in \(1\), \(\dfrac{\sin x}{x}\) in \(0\)

Vediamo tre teoremi fondamentali sulle funzioni continue in un intervallo chiuso e limitato \([a,b]\). Sono teoremi di esistenza: garantiscono che un certo punto esiste, senza dire come trovarlo. Le dimostrazioni rigorose, che qui omettiamo, richiedono strumenti che si vedono all'università; ci limiteremo a spiegarne il significato e a illustrarli con i grafici.

Teorema di Weierstrass

Ricordiamo che \(f\) ha massimo assoluto \(M\) in \([a,b]\) se esiste \(x_M\in[a,b]\) tale che \(f(x_M)=M\) e \(f(x)\le M\) per ogni \(x\in[a,b]\); analogamente per il minimo assoluto \(m\).

Teorema (di Weierstrass). Se \(f\) è continua nell'intervallo chiuso e limitato \([a,b]\), allora \(f\) ha massimo e minimo assoluti in \([a,b]\): esistono \(x_m,\,x_M\in[a,b]\) tali che \[ f(x_m)\le f(x)\le f(x_M)\qquad\text{per ogni } x\in[a,b] \]

In altre parole, una funzione continua in un intervallo chiuso e limitato è anche limitata, e "raggiunge" davvero il suo valore massimo \(M=f(x_M)\) e il suo valore minimo \(m=f(x_m)\). Nella figura il massimo e il minimo sono assunti in punti interni all'intervallo, ma possono essere assunti anche negli estremi \(a\) e \(b\).

Grafico di una funzione continua in [a,b] con il punto di massimo assoluto M in x_M e il punto di minimo assoluto m in x_m

Una funzione continua in \([a,b]\) ha massimo \(M\) (in \(x_M\)) e minimo \(m\) (in \(x_m\)).

Controesempi: le ipotesi sono necessarie

Se viene meno una delle ipotesi (continuità, intervallo chiuso, intervallo limitato) il teorema può non valere:

Grafico di f(x)=x nell'intervallo aperto (0,1): non ha né massimo né minimo
Intervallo non chiuso. \(f(x)=x\) in \((0,1)\) è continua, ma non ha né massimo né minimo (gli estremi \(1\) e \(0\) non sono assunti).
Grafico di 1/x per x>0 con f(0)=0 nell'intervallo [0,1]: non è continua in 0 e non ha massimo
Funzione non continua. \(f(x)=\frac1x\) per \(x>0\) e \(f(0)=0\), in \([0,1]\): non è continua in \(0\) e non ha massimo (non è limitata superiormente).
Grafico di arctan x nell'intervallo [0,+infinito): ha minimo 0 ma non ha massimo
Intervallo non limitato. \(f(x)=\arctan x\) in \([0,+\infty)\) è continua ma non ha massimo: \(\frac{\pi}{2}\) non è mai assunto.

Nota. Le ipotesi del teorema sono condizioni sufficienti, non necessarie: se non valgono, massimo e minimo possono esistere comunque. Per esempio \(f(x)=x^{2}\) in \((-1,1)\) ha minimo \(0\), anche se l'intervallo è aperto (non ha però massimo).

Teorema dei valori intermedi

Teorema (dei valori intermedi). Se \(f\) è continua nell'intervallo \([a,b]\), allora \(f\) assume tutti i valori compresi tra \(f(a)\) e \(f(b)\): per ogni \(k\) compreso tra \(f(a)\) e \(f(b)\) esiste almeno un punto \(c\in[a,b]\) tale che \(f(c)=k\).

Significato grafico. Ogni retta orizzontale \(y=k\), con \(k\) compreso tra \(f(a)\) e \(f(b)\), interseca il grafico di \(f\) almeno in un punto. Come mostra la figura, i punti possono essere anche più di uno.

Grafico di una funzione continua in [a,b] tra f(a) e f(b): la retta y=k interseca il grafico in tre punti c1, c2, c3

La retta \(y=k\) interseca il grafico in (almeno) un punto: qui in tre punti, \(c_1\), \(c_2\), \(c_3\).

Dimostrazione intuitiva. Il grafico di una funzione continua si può tracciare senza staccare la penna dal foglio. Partiamo dal punto \((a;\,f(a))\), che sta sotto la retta \(y=k\), e dobbiamo arrivare al punto \((b;\,f(b))\), che sta sopra: per passare da sotto a sopra la penna deve attraversare la retta \(y=k\) almeno una volta. L'ascissa del punto in cui la attraversa è il valore \(c\) cercato.

Controesempio: se la funzione non è continua

La continuità è essenziale: se il grafico ha un salto, la penna può "scavalcare" la retta senza toccarla. Consideriamo \(f(x)=x\) per \(0{,}3\le x<1\) e \(f(x)=x+1\) per \(1\le x\le2\). Risulta \(f(0{,}3)=0{,}3\) e \(f(2)=3\), ma nel punto \(x=1\) c'è un salto, dal valore \(1\) (a cui ci si avvicina da sinistra) al valore \(f(1)=2\). Perciò la funzione non assume nessun valore dell'intervallo \([1;\,2)\): per esempio \(k=1{,}65\), che è compreso tra \(f(0{,}3)\) e \(f(2)\), non è mai assunto.

Grafico di una funzione con un salto: la retta y=k nel salto non interseca il grafico
Con un salto, la retta \(y=k\) non incontra il grafico.

📚 Conseguenza: l'immagine di un intervallo chiuso

Se \(f\) è continua in \([a,b]\), per il teorema di Weierstrass ha minimo \(m\) e massimo \(M\); per il teorema dei valori intermedi assume tutti i valori compresi tra \(m\) e \(M\). Quindi l'insieme delle immagini è un intervallo chiuso:

\[ f([a,b])=[m,M] \]

Più in generale, l'immagine di un intervallo mediante una funzione continua è ancora un intervallo: è il fatto che abbiamo usato nel teorema sulla continuità della funzione inversa.

Teorema degli zeri

Teorema (degli zeri). Se \(f\) è continua nell'intervallo \([a,b]\) e \(f(a)\) e \(f(b)\) hanno segno opposto, cioè \(f(a)\cdot f(b)<0\), allora esiste almeno un punto \(c\in(a,b)\) tale che \(f(c)=0\).

È il caso particolare del teorema dei valori intermedi con \(k=0\). Significato grafico: se il grafico di una funzione continua parte da un punto sotto l'asse \(x\) e arriva in un punto sopra l'asse \(x\) (o viceversa), taglia l'asse \(x\) almeno una volta.

Grafico di una funzione continua con f(a) negativo e f(b) positivo: il grafico taglia l'asse x nel punto c

Con \(f(a)<0\) e \(f(b)>0\), il grafico incontra l'asse \(x\) in un punto \(c\in(a,b)\).

Controesempi e osservazioni

  • La continuità è essenziale. La funzione \(f(x)=-1\) per \(0{,}3\le x<1{,}5\) e \(f(x)=1\) per \(1{,}5\le x\le2{,}7\) ha segni opposti agli estremi, ma non si annulla mai.
  • L'intervallo è essenziale. La funzione \(f(x)=\dfrac1x\), definita in \([-1,0)\cup(0,1]\), è continua e ha \(f(-1)\cdot f(1)<0\), ma non ha zeri: il suo dominio non è un intervallo.
  • La condizione \(f(a)\cdot f(b)<0\) è sufficiente, non necessaria. La funzione \(f(x)=x^{2}-1\) in \([-2,2]\) ha \(f(-2)=f(2)=3>0\), ma si annulla in \(-1\) e in \(1\).
Grafico di una funzione con un salto che passa da -1 a 1 senza annullarsi
1. Funzione con salto: \(f(a)<0<f(b)\) ma nessuno zero.
Grafico di 1/x in [-1,0) unito a (0,1]: f(-1)=-1 e f(1)=1 ma nessuno zero
2. Dominio non intervallo: \(f(-1)<0<f(1)\) ma nessuno zero.
Grafico di x^2-1 in [-2,2]: f(-2) e f(2) positivi, ma due zeri in -1 e 1
3. \(f(a)\cdot f(b)>0\), ma ci sono due zeri: \(-1\) e \(1\).

Un'applicazione: dimostrare che un'equazione ha soluzioni

Il teorema degli zeri permette di stabilire che un'equazione ha una soluzione in un dato intervallo, anche quando non sappiamo risolverla.

Esempio 1. Dimostriamo che l'equazione \(x^{3}+x-1=0\) ha una e una sola soluzione in \((0,1)\). La funzione \(f(x)=x^{3}+x-1\) è continua (è un polinomio) in \([0,1]\) e risulta \(f(0)=-1<0\) e \(f(1)=1>0\): per il teorema degli zeri esiste almeno un punto \(c\in(0,1)\) con \(f(c)=0\).

Il teorema, però, garantisce solo l'esistenza di una soluzione, non la sua unicità. Per verificare che la soluzione è unica, riscriviamo l'equazione nella forma \(x^{3}=1-x\) e confrontiamo i grafici di \(y=x^{3}\) (crescente) e di \(y=1-x\) (decrescente) in \([0,1]\): si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\approx0{,}68\).

Grafici di y=x^3 (crescente) e y=1-x (decrescente) nell'intervallo [0,1]: si incontrano in un solo punto di ascissa c

I grafici di \(y=x^{3}\) e \(y=1-x\) si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\).

Esempio 2. Dimostriamo che l'equazione \(\cos x=x\) ha una e una sola soluzione in \(\left[0,\dfrac{\pi}{2}\right]\). Consideriamo \(f(x)=\cos x-x\), continua in \(\left[0,\dfrac\pi2\right]\), con \(f(0)=1>0\) e \(f\left(\dfrac\pi2\right)=-\dfrac\pi2<0\): per il teorema degli zeri esiste almeno una soluzione \(c\in\left(0,\dfrac\pi2\right)\).

Per l'unicità confrontiamo i grafici di \(y=\cos x\) (decrescente in \(\left[0,\dfrac\pi2\right]\)) e di \(y=x\) (crescente): si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\approx0{,}74\).

Grafici di y=cos x (decrescente) e y=x (crescente) nell'intervallo [0,pi/2]: si incontrano in un solo punto di ascissa c

I grafici di \(y=\cos x\) e \(y=x\) si incontrano in un solo punto, di ascissa \(c\).

Nota. Una funzione crescente e una decrescente si incontrano al più una volta: per questo, in entrambi gli esempi, la soluzione è unica. In seguito, con lo studio delle derivate, vedremo come stabilire in molti casi se una funzione è crescente o decrescente.

Il metodo di bisezione

La dimostrazione intuitiva suggerisce anche un metodo per trovare un valore approssimato dello zero. Sia \(f\) continua in \([a,b]\), con \(f(a)\cdot f(b)<0\). Si calcola il punto medio \(c=\dfrac{a+b}{2}\) e il valore \(f(c)\):

  • se \(f(c)=0\), abbiamo trovato lo zero;
  • se \(f(a)\cdot f(c)<0\), lo zero è in \([a,c]\), e si riparte da questo intervallo;
  • altrimenti \(f(c)\cdot f(b)<0\), lo zero è in \([c,b]\), e si riparte da questo intervallo.

A ogni passo l'intervallo che contiene lo zero si dimezza: dopo \(n\) passi ha ampiezza \(\dfrac{b-a}{2^{n}}\), e questo numero è anche una stima dell'errore che si commette scegliendo un qualunque punto dell'intervallo come valore approssimato dello zero.

Esempio. Cerchiamo lo zero di \(f(x)=x^{3}+x-1\) in \([0,1]\) (Esempio 1).

nabcf(c)segno di f(c)
1010,5−0,375−
20,510,750,1719+
30,50,750,625−0,1309−
40,6250,750,68750,0125+
50,6250,68750,65625−0,0611−
60,656250,68750,671875−0,0248−

Dopo 6 passi lo zero si trova nell'intervallo \([0{,}671875;\ 0{,}6875]\), di ampiezza \(\dfrac{1}{2^{6}}\approx0{,}0156\): quindi \(c\approx0{,}68\) con errore minore di \(0{,}02\). Con 10 passi l'errore è minore di \(\dfrac{1}{2^{10}}<0{,}001\) (il valore esatto è \(0{,}6823\ldots\)).

Nota. La bisezione è semplice e sicura, ma lenta: servono circa 3 passi per guadagnare una cifra decimale. Esistono metodi più veloci, come il metodo delle tangenti, che vedremo dopo le derivate.

Esercizi di riepilogo sulla continuità

In questa sezione applichiamo la definizione di continuità, la classificazione delle discontinuità e i teoremi sulle funzioni continue, anche con funzioni definite a tratti e con parametri.

📝 Esercizio 1 (Dove è continua una funzione)

Determinare il dominio e gli intervalli in cui sono continue le seguenti funzioni:

\[ \text{a)}\ f(x)=\ln(x^2-1)\qquad\text{b)}\ g(x)=\frac{\sqrt{x+3}}{x^2-4}\qquad\text{c)}\ h(x)=\tan x \]

Svolgimento:

Ogni funzione è ottenuta da funzioni elementari mediante operazioni e composizioni: è quindi continua in tutto il suo dominio. Basta dunque determinare il dominio.

a) Il logaritmo richiede argomento positivo:

\[ x^2-1>0\ \Longleftrightarrow\ x<-1\ \ \text{oppure}\ \ x>1 \]

La funzione è continua in \((-\infty,-1)\) e in \((1,+\infty)\).

b) La radice richiede \(x+3\ge0\); il denominatore non deve annullarsi: \(x^2-4\ne0\), cioè \(x\ne\pm2\). Quindi:

\[ D=[-3,-2)\cup(-2,2)\cup(2,+\infty) \]

La funzione è continua in ciascuno di questi intervalli; nell'estremo \(-3\), che appartiene al dominio, è continua da destra. Nei punti \(x=\pm2\) la funzione non è definita e il denominatore si annulla con numeratore non nullo: il limite è infinito (discontinuità di seconda specie).

c) \(\tan x=\dfrac{\sin x}{\cos x}\) è definita se \(\cos x\ne0\), cioè \(x\ne\dfrac{\pi}{2}+k\pi\) con \(k\in\mathbb{Z}\). Quindi \(\tan x\) è continua in ogni intervallo

\[ \left(-\frac{\pi}{2}+k\pi,\ \frac{\pi}{2}+k\pi\right),\qquad k\in\mathbb{Z} \]

e nei punti \(x=\dfrac{\pi}{2}+k\pi\) il limite è infinito (seconda specie).

Le tre funzioni sono continue in tutto il loro dominio; nessuna è continua su tutto \(\mathbb{R}\). In particolare \(\tan x\) non è continua in \(\mathbb{R}\), ma lo è in ogni intervallo contenuto nel suo dominio.

📝 Esercizio 2 (Funzione definita a tratti)

Studiare la continuità della funzione

\[ f(x)=\begin{cases} x^2+1 & \text{se } x<1\\[2pt] 3x-1 & \text{se } x\ge1 \end{cases} \]

e stabilire se è continua da sinistra e da destra nel punto \(x=1\).

Svolgimento:

In ciascuno dei due intervalli \((-\infty,1)\) e \((1,+\infty)\) la funzione coincide con un polinomio, quindi è continua. L'unico punto da esaminare è il punto di raccordo \(x=1\).

Calcoliamo il valore della funzione e i limiti laterali. Per \(x=1\) vale la seconda espressione:

\[ f(1)=3\cdot1-1=2 \] \[ \lim_{x\to1^-}f(x)=\lim_{x\to1^-}(x^2+1)=2\qquad\qquad \lim_{x\to1^+}f(x)=\lim_{x\to1^+}(3x-1)=2 \]

I due limiti laterali esistono, sono uguali fra loro e uguali a \(f(1)\):

\[ \lim_{x\to1^-}f(x)=\lim_{x\to1^+}f(x)=f(1)=2 \]
La funzione è continua da sinistra e da destra in \(x=1\), quindi è continua in \(x=1\); essendo continua anche negli altri punti, \(f\) è continua in tutto \(\mathbb{R}\).

Osserviamo che, se la seconda espressione fosse stata, per esempio, \(3x\) (con \(x\ge1\)), si avrebbe \(f(1)=3\) e il limite da destra sarebbe \(3\ne2\): la funzione sarebbe continua da destra ma non da sinistra, con una discontinuità di prima specie (salto di ampiezza \(1\)) in \(x=1\).

📝 Esercizio 3 (Parametri e continuità)

a) Determinare il valore di \(k\) per cui la funzione

\[ f(x)=\begin{cases} \dfrac{x^2-x-6}{x-3} & \text{se } x\ne3\\[8pt] k & \text{se } x=3 \end{cases} \]

è continua in \(x=3\).

b) Determinare i valori di \(a\) e \(b\) per cui la funzione

\[ g(x)=\begin{cases} x^2+a & \text{se } x<1\\[2pt] b\,x & \text{se } 1\le x\le2\\[2pt] 6-x & \text{se } x>2 \end{cases} \]

è continua in \(\mathbb{R}\).

Svolgimento:

a) Per essere continua in \(x=3\) deve essere \(\displaystyle\lim_{x\to3}f(x)=f(3)=k\). Calcoliamo il limite: per \(x\to3\) si ha la forma indeterminata \(\dfrac00\); scomponiamo il numeratore, osservando che \(x^2-x-6=(x-3)(x+2)\), e semplifichiamo (per \(x\ne3\)):

\[ \lim_{x\to3}\frac{x^2-x-6}{x-3}=\lim_{x\to3}\frac{(x-3)(x+2)}{x-3}=\lim_{x\to3}(x+2)=5 \]

Dunque deve essere \(k=5\).

La funzione è continua in \(x=3\) se e solo se \(k=5\). Per \(k\ne5\) il punto \(x=3\) è una discontinuità eliminabile (terza specie); per \(k=5\) la funzione coincide con \(x+2\) su tutto \(\mathbb{R}\).

b) In ciascuno dei tre intervalli \((-\infty,1)\), \((1,2)\), \((2,+\infty)\) la funzione coincide con un polinomio, quindi è continua. Dobbiamo imporre la continuità nei due punti di raccordo \(x=1\) e \(x=2\).

Punto \(x=1\). Si ha \(g(1)=b\) e

\[ \lim_{x\to1^-}g(x)=1+a\qquad\qquad \lim_{x\to1^+}g(x)=b \]

Quindi la continuità in \(x=1\) richiede \(1+a=b\).

Punto \(x=2\). Si ha \(g(2)=2b\) e

\[ \lim_{x\to2^-}g(x)=2b\qquad\qquad \lim_{x\to2^+}g(x)=6-2=4 \]

Quindi la continuità in \(x=2\) richiede \(2b=4\), cioè \(b=2\).

Mettiamo a sistema le due condizioni:

\[ \begin{cases} 1+a=b\\ 2b=4 \end{cases}\ \Longrightarrow\ \begin{cases} b=2\\ a=1 \end{cases} \]
La funzione \(g\) è continua in \(\mathbb{R}\) se e solo se \(a=1\) e \(b=2\). In tal caso \(g(x)=x^2+1\) per \(x<1\), \(g(x)=2x\) per \(1\le x\le2\), \(g(x)=6-x\) per \(x>2\).

📝 Esercizio 4 (Classificazione delle discontinuità)

Data la funzione

\[ f(x)=\frac{x^2-1}{x^2-3x+2} \]

determinarne il dominio, classificare le discontinuità e, dove possibile, scrivere il prolungamento continuo.

Svolgimento:

La funzione è definita se \(x^2-3x+2\ne0\). Poiché \(x^2-3x+2=(x-1)(x-2)\), il dominio è \(\mathbb{R}\setminus\{1,2\}\). Essendo una funzione razionale, è continua in tutto il suo dominio; i due punti \(x=1\) e \(x=2\) sono punti di discontinuità (nel senso già chiarito, trattandosi di punti in cui la funzione non è definita).

Scomponiamo anche il numeratore, \(x^2-1=(x-1)(x+1)\), e semplifichiamo per \(x\ne1\):

\[ f(x)=\frac{(x-1)(x+1)}{(x-1)(x-2)}=\frac{x+1}{x-2}\qquad (x\ne1,\ x\ne2) \]

Punto \(x=1\). Il limite esiste ed è finito:

\[ \lim_{x\to1}f(x)=\lim_{x\to1}\frac{x+1}{x-2}=\frac{2}{-1}=-2 \]

La funzione non è definita in \(x=1\), ma il limite è finito: la discontinuità è eliminabile (terza specie).

Punto \(x=2\). Il numeratore \(x+1\) tende a \(3\), mentre il denominatore \(x-2\) tende a \(0\) cambiando segno:

\[ \lim_{x\to2^-}\frac{x+1}{x-2}=-\infty\qquad\qquad \lim_{x\to2^+}\frac{x+1}{x-2}=+\infty \]

I limiti sono infiniti: la discontinuità è di seconda specie (la retta \(x=2\) è un asintoto verticale).

Prolungamento continuo. Possiamo eliminare la discontinuità in \(x=1\) assegnando alla funzione, in quel punto, il valore del limite, \(-2\). Il prolungamento continuo, definito per \(x\ne2\), è:

\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{x^2-1}{x^2-3x+2} & \text{se } x\ne1,\ x\ne2\\[8pt] -2 & \text{se } x=1 \end{cases} \]

che coincide con \(\dfrac{x+1}{x-2}\) per ogni \(x\ne2\).

In \(x=1\) la discontinuità è eliminabile (terza specie, con limite \(-2\)); in \(x=2\) è di seconda specie e non può essere eliminata. Il prolungamento continuo è \(f^{*}(x)=\dfrac{x+1}{x-2}\) per \(x\ne2\).

📝 Esercizio 5 (Discontinuità di prima specie)

Data la funzione

\[ f(x)=\frac{x^2-x}{|x-1|} \]

determinarne il dominio, classificare la discontinuità in \(x=1\) e calcolarne l'ampiezza del salto.

Svolgimento:

La funzione è definita per \(|x-1|\ne0\), cioè per \(x\ne1\): il dominio è \(\mathbb{R}\setminus\{1\}\). È continua nel suo dominio; il punto \(x=1\) è un punto di discontinuità (la funzione non vi è definita).

Poiché compare il valore assoluto, studiamo separatamente i due lati di \(x=1\). Osserviamo che \(x^2-x=x(x-1)\) e che

\[ |x-1|=\begin{cases} x-1 & \text{se } x>1\\ -(x-1) & \text{se } x<1 \end{cases} \]

Quindi, semplificando il fattore \(x-1\):

\[ f(x)=\begin{cases} \dfrac{x(x-1)}{x-1}=x & \text{se } x>1\\[8pt] \dfrac{x(x-1)}{-(x-1)}=-x & \text{se } x<1 \end{cases} \]

I limiti laterali in \(x=1\) sono:

\[ \begin{aligned} \lim_{x\to1^-}f(x)&=\lim_{x\to1^-}(-x)=-1\\[8pt] \lim_{x\to1^+}f(x)&=\lim_{x\to1^+}x=1 \end{aligned} \]

I due limiti esistono e sono finiti, ma sono diversi: il limite di \(f\) per \(x\to1\) non esiste.

In \(x=1\) la funzione ha una discontinuità di prima specie (salto), di ampiezza \(|1-(-1)|=2\). Non è eliminabile: nessun valore assegnato a \(f(1)\) può rendere la funzione continua, perché i limiti laterali sono diversi.

📝 Esercizio 6 (Prolungamento continuo)

Data la funzione

\[ f(x)=\frac{\sqrt{x+1}-1}{x} \]

determinarne il dominio, mostrare che in \(x=0\) la discontinuità è eliminabile e scrivere il prolungamento continuo di \(f\).

Svolgimento:

La radice richiede \(x+1\ge0\), il denominatore \(x\ne0\): il dominio è \([-1,0)\cup(0,+\infty)\). La funzione è continua nel suo dominio e il punto \(x=0\) è un punto di discontinuità (la funzione non vi è definita).

Per \(x\to0\) si ha la forma indeterminata \(\dfrac00\). Razionalizziamo il numeratore, moltiplicando numeratore e denominatore per \(\sqrt{x+1}+1\):

\[ \begin{aligned} \frac{\sqrt{x+1}-1}{x}&=\frac{(\sqrt{x+1}-1)(\sqrt{x+1}+1)}{x\,(\sqrt{x+1}+1)}\\[8pt] &=\frac{(x+1)-1}{x\,(\sqrt{x+1}+1)}\\[8pt] &=\frac{1}{\sqrt{x+1}+1}\qquad(x\ne0) \end{aligned} \]

Quindi:

\[ \begin{aligned} \lim_{x\to0}f(x)&=\lim_{x\to0}\frac{1}{\sqrt{x+1}+1}\\[8pt] &=\frac12 \end{aligned} \]

Altro modo: con il limite notevole. Scrivendo \(\sqrt{x+1}=(1+x)^{1/2}\), il limite si riconosce subito come limite notevole della potenza:

\[ \lim_{x\to0}\frac{(1+x)^k-1}{x}=k \]

con \(k=\dfrac12\):

\[ \begin{aligned} \lim_{x\to0}\frac{\sqrt{x+1}-1}{x}&=\lim_{x\to0}\frac{(1+x)^{1/2}-1}{x}\\[8pt] &=\frac12 \end{aligned} \]

Il limite esiste ed è finito, ma \(f\) non è definita in \(x=0\): la discontinuità è eliminabile (terza specie). Assegnando in \(x=0\) il valore del limite otteniamo il prolungamento continuo, definito per \(x\ge-1\):

\[ f^{*}(x)=\begin{cases} \dfrac{\sqrt{x+1}-1}{x} & \text{se } x\ne0\\[8pt] \dfrac12 & \text{se } x=0 \end{cases} \]
Il prolungamento continuo \(f^{*}\) è definito e continuo in \([-1,+\infty)\) (in \(x=-1\) è continuo da destra) e coincide con \(\dfrac{1}{\sqrt{x+1}+1}\) per ogni \(x\ge-1\).

📝 Esercizio 7 (Teorema degli zeri)

a) Dimostrare che l'equazione \(e^x+x=0\) ha almeno una soluzione nell'intervallo \((-1,0)\) e darne un valore approssimato con tre passi del metodo di bisezione.

b) Dimostrare che l'equazione \(\ln x+x-2=0\) ha una e una sola soluzione reale e che questa appartiene all'intervallo \((1,2)\).

Svolgimento:

a) Esistenza. Consideriamo \(f(x)=e^x+x\), continua in \(\mathbb{R}\) (somma di funzioni continue), quindi in particolare nell'intervallo chiuso \([-1,0]\). Calcoliamo i valori agli estremi:

\[ f(-1)=e^{-1}-1=\frac1e-1<0\qquad\qquad f(0)=e^0+0=1>0 \]

La funzione è continua in \([-1,0]\) e assume agli estremi valori di segno opposto: per il teorema degli zeri esiste almeno un \(c\in(-1,0)\) tale che \(f(c)=0\), cioè l'equazione ha almeno una soluzione in \((-1,0)\).

Unicità. L'equazione \(e^x+x=0\) equivale a \(e^x=-x\): le sue soluzioni sono le ascisse dei punti di intersezione fra il grafico di \(y=e^x\) e la retta \(y=-x\). Il grafico dell'esponenziale è una curva che sale al crescere di \(x\), mentre la retta scende; una curva che sale e una retta che scende possono incontrarsi in un solo punto.

Grafici di y = e^x e y = -x, che si intersecano in un solo punto di ascissa c compresa fra -1 e 0

La soluzione \(c\) è quindi unica. Bisezione. Cerchiamo ora un valore approssimato di \(c\). Il punto medio di \([-1,0]\) è \(-0{,}5\):

\[ f(-0{,}5)=e^{-0{,}5}-0{,}5\simeq0{,}107>0 \]

Poiché \(f(-1)<0\) e \(f(-0{,}5)>0\), la soluzione è in \((-1;-0{,}5)\). Il nuovo punto medio è \(-0{,}75\):

\[ f(-0{,}75)=e^{-0{,}75}-0{,}75\simeq-0{,}278<0 \]

Quindi la soluzione è in \((-0{,}75;-0{,}5)\). Il punto medio è \(-0{,}625\):

\[ f(-0{,}625)=e^{-0{,}625}-0{,}625\simeq-0{,}090<0 \]

Quindi la soluzione è in \((-0{,}625;-0{,}5)\), intervallo di ampiezza \(\dfrac{1}{2^3}=0{,}125\). Assumendo come valore approssimato il punto medio \(-0{,}5625\), l'errore è minore di \(\dfrac{0{,}125}{2}=0{,}0625\).

L'equazione \(e^x+x=0\) ha una sola soluzione reale \(c\), con \(-1<c<0\); dopo tre passi di bisezione risulta \(-0{,}625<c<-0{,}5\), quindi \(c\simeq-0{,}56\) con errore minore di \(0{,}0625\).

b) Esistenza. Consideriamo \(g(x)=\ln x+x-2\), continua nel suo dominio \((0,+\infty)\), quindi in particolare in \([1,2]\). Agli estremi:

\[ g(1)=\ln1+1-2=-1<0\qquad\qquad g(2)=\ln2+2-2=\ln2>0 \]

Per il teorema degli zeri esiste almeno un \(c\in(1,2)\) con \(g(c)=0\).

Unicità. L'equazione \(\ln x+x-2=0\) equivale a \(\ln x=2-x\): le sue soluzioni sono le ascisse dei punti di intersezione fra il grafico di \(y=\ln x\) e la retta \(y=2-x\). Il grafico del logaritmo è una curva che sale al crescere di \(x\), mentre la retta scende; una curva che sale e una retta che scende possono incontrarsi in un solo punto.

Grafici di y = ln x e y = 2 - x, che si intersecano in un solo punto di ascissa c compresa fra 1 e 2
L'equazione \(\ln x+x-2=0\) ha una sola soluzione reale \(c\), con \(1<c<2\) (si trova \(c\simeq1{,}56\)).

📝 Esercizio 8 (Quando si possono applicare i teoremi?)

Per ciascuno dei casi seguenti si risponda a due domande: (i) il teorema indicato è applicabile? (ii) la conclusione del teorema è comunque vera? Giustificare le risposte.

  1. Weierstrass: \(f(x)=\begin{cases}\dfrac1x & \text{se } x\ne0\\ 1 & \text{se } x=0\end{cases}\) nell'intervallo \([-1,1]\). Ha massimo e minimo?
  2. Zeri: \(f(x)=\tan x\) nell'intervallo \(\left[\dfrac{\pi}{4},\dfrac{3\pi}{4}\right]\), con \(f\!\left(\dfrac{\pi}{4}\right)=1>0\) e \(f\!\left(\dfrac{3\pi}{4}\right)=-1<0\). Esiste \(c\) nell'intervallo con \(f(c)=0\)?
  3. Valori intermedi: \(g(x)=\begin{cases}-1 & \text{se } x<0\\ 1 & \text{se } x\ge0\end{cases}\) nell'intervallo \([-1,1]\). Assume tutti i valori compresi fra \(g(-1)\) e \(g(1)\)?
  4. Weierstrass: la stessa funzione \(g\) nell'intervallo \([-1,1]\). Ha massimo e minimo?
  5. Weierstrass: \(h(x)=x^2\) nell'intervallo aperto \((-1,1)\). Ha massimo e minimo?

Svolgimento:

a) (i) Non applicabile. La funzione non è continua in \(x=0\) (per \(x\to0^+\) tende a \(+\infty\), per \(x\to0^-\) a \(-\infty\)), quindi non è continua in \([-1,1]\). (ii) La conclusione è falsa. Nei punti \(x=\dfrac1n\) si ha \(f(x)=n\), arbitrariamente grande: la funzione non ha massimo. Nei punti \(x=-\dfrac1n\) si ha \(f(x)=-n\): non ha nemmeno minimo.

b) (i) Non applicabile. La funzione \(\tan x\) non è definita in \(x=\dfrac{\pi}{2}\), che appartiene all'intervallo: non è continua in \(\left[\dfrac{\pi}{4},\dfrac{3\pi}{4}\right]\). (ii) La conclusione è falsa. \(\tan x=0\) se e solo se \(x=k\pi\) con \(k\in\mathbb{Z}\), e nessuno di questi valori appartiene a \(\left[\dfrac{\pi}{4},\dfrac{3\pi}{4}\right]\): nell'intervallo non c'è nessuno zero, nonostante il cambio di segno.

c) (i) Non applicabile. La funzione \(g\) ha in \(x=0\) una discontinuità di prima specie (salto): i limiti laterali sono \(-1\) e \(1\). (ii) La conclusione è falsa. La funzione assume soltanto i valori \(-1\) e \(1\): per esempio non assume mai il valore \(0\), che è compreso fra \(g(-1)=-1\) e \(g(1)=1\).

d) (i) Non applicabile, perché \(g\) non è continua in \([-1,1]\). (ii) La conclusione è vera. La funzione assume solo i valori \(-1\) e \(1\): ha massimo \(1\) (assunto per \(x\ge0\)) e minimo \(-1\) (assunto per \(x<0\)). Il teorema di Weierstrass non ce lo garantisce, ma la conclusione vale ugualmente: le ipotesi del teorema sono sufficienti, ma non necessarie.

e) (i) Non applicabile, perché l'intervallo \((-1,1)\) è aperto. (ii) La conclusione è vera solo in parte. Il minimo c'è: \(h(x)=x^2\ge0\) e \(h(0)=0\). Il massimo invece non c'è: dato un qualunque \(x_0\in(-1,1)\), il punto \(x_1=\dfrac{1+|x_0|}{2}\) appartiene all'intervallo e \(x_1>|x_0|\), quindi \(h(x_1)=x_1^2>x_0^2=h(x_0)\): nessun valore è il più grande. I valori di \(h\) si avvicinano a \(1\) per \(x\to\pm1\) senza mai raggiungerlo, perché \(\pm1\) non appartengono all'intervallo.

Se le ipotesi di un teorema non sono verificate, il teorema non si può applicare, ma la tesi può essere falsa (casi a, b, c), vera (caso d) o vera solo in parte (caso e): per saperlo bisogna verificarla direttamente. Le ipotesi (continuità e intervallo chiuso e limitato) sono sufficienti, ma non necessarie.

📝 Esercizio 9 (Il punto fisso)

Sia \(f\) una funzione continua nell'intervallo \([0,1]\) tale che \(0\le f(x)\le1\) per ogni \(x\in[0,1]\) (cioè il grafico di \(f\) è contenuto nel quadrato di vertici \((0,0)\), \((1,0)\), \((1,1)\), \((0,1)\)).

Dimostrare che esiste almeno un punto \(c\in[0,1]\) tale che \(f(c)=c\) (un tale punto si chiama punto fisso di \(f\)). Applicare il risultato a \(f(x)=\cos x\).

Svolgimento:

Cercare un punto \(c\) con \(f(c)=c\) equivale a cercare uno zero della funzione

\[ g(x)=f(x)-x \]

La funzione \(g\) è continua in \([0,1]\), perché differenza di funzioni continue. Calcoliamo i suoi valori agli estremi, usando l'ipotesi \(0\le f(x)\le1\):

\[ g(0)=f(0)-0=f(0)\ge0\qquad\qquad g(1)=f(1)-1\le0 \]

Distinguiamo i casi:

  • se \(g(0)=0\), allora \(f(0)=0\) e \(c=0\) è un punto fisso;
  • se \(g(1)=0\), allora \(f(1)=1\) e \(c=1\) è un punto fisso;
  • altrimenti \(g(0)>0\) e \(g(1)<0\): la funzione \(g\) è continua in \([0,1]\) e assume agli estremi valori di segno opposto; per il teorema degli zeri esiste \(c\in(0,1)\) tale che \(g(c)=0\), cioè \(f(c)=c\).
In ogni caso esiste almeno un \(c\in[0,1]\) tale che \(f(c)=c\). Graficamente: il grafico di \(f\), che parte da un punto del lato sinistro del quadrato e arriva a un punto del lato destro senza uscire dal quadrato, deve intersecare la diagonale \(y=x\).

Applicazione. La funzione \(f(x)=\cos x\) è continua e, per \(x\in[0,1]\) (\(\ 0\le x\le1<\dfrac{\pi}{2}\)), il coseno è decrescente, quindi \(\cos1\le\cos x\le\cos0=1\); essendo \(\cos1\simeq0{,}54>0\), risulta \(0\le f(x)\le1\). Per il risultato precedente esiste \(c\in[0,1]\) con \(\cos c=c\), cioè l'equazione \(\cos x=x\) ha una soluzione in \([0,1]\) (si trova \(c\simeq0{,}74\)): è la stessa equazione già risolta con il metodo di bisezione.

Il punto fisso e il grafico a ragnatela

Significato grafico. Un punto \(c\) è un punto fisso di \(f\) quando \(f(c)=c\), cioè quando il punto \((c,f(c))\) del grafico sta sulla diagonale \(y=x\) del quadrato. Il grafico di \(f\), che non esce dal quadrato, parte da un punto del lato sinistro (\(f(0)\ge0\)) e arriva a un punto del lato destro (\(f(1)\le1\)): per continuità deve incontrare la diagonale almeno una volta. Nella figura i punti fissi sono tre, \(c_1\), \(c_2\), \(c_3\).

Quadrato di vertici (0,0), (1,0), (1,1), (0,1) con la diagonale y=x tratteggiata e il grafico di una funzione continua che parte dal lato sinistro e arriva al lato destro, intersecando la diagonale in tre punti c1, c2, c3: i punti fissi

I punti fissi sono le ascisse dei punti in cui il grafico di \(f\) incontra la diagonale \(y=x\).

Il grafico a ragnatela. Se si parte da un valore \(x_0\) e si calcolano \(x_1=f(x_0),\ x_2=f(x_1),\ x_3=f(x_2),\dots\), i punti sulla diagonale si ottengono con una spezzata verticale-orizzontale, detta ragnatela. Nel simulatore ci sono otto funzioni nel menu a tendina (cos x, e−x, 1−x, x², √x, 4x(1−x), 1−x³, 1/(1+x²)): sceglila, scegli il punto di partenza e osserva dove porta la ragnatela.

Nota. Il teorema dell'esercizio 9 garantisce che il punto fisso esiste, ma non dice che la ragnatela vi arrivi: con alcune funzioni la spezzata si avvicina al punto fisso, con altre se ne allontana oppure oscilla. La dimostrazione rigorosa di quando la convergenza si verifica si potrà fare con lo studio delle derivate.

Un'osservazione: risolvere un'equazione per iterazione

Le iterazioni suggeriscono un modo per trovare soluzioni approssimate. Per risolvere un'equazione la si riscrive nella forma \(x=\varphi(x)\), con \(\varphi\) continua: le soluzioni sono i punti fissi di \(\varphi\). Si sceglie poi \(x_0\) e si calcolano \(x_1=\varphi(x_0),\ x_2=\varphi(x_1),\dots\) Se questi valori si avvicinano a un numero \(c\), per la continuità di \(\varphi\) si ha \(c=\varphi(c)\): quel numero è una soluzione.

Esempio 1: \(\cos x=x\). L'equazione è già nella forma giusta, con \(\varphi(x)=\cos x\) (in radianti). Partendo da \(x_0=1\):

↕ scorri la tabella

nxn
01,0000
10,5403
20,8576
30,6543
40,7935
50,7014
60,7640
100,7442
200,7392
250,7391

Con la calcolatrice in radianti basta scrivere \(1\) e premere più volte il tasto \(\cos\): i valori si avvicinano a \(c\approx0{,}7391\), la soluzione dell'Esempio 2 della Sezione 4.

Esempio 2: \(x^{3}+x-1=0\) (l'equazione dell'Esempio 1 della Sezione 4 e del metodo di bisezione, con soluzione \(c\approx0{,}6823\)). Si può riscrivere in modi diversi:

  • da \(x^{3}=1-x\) si ottiene \(x=1-x^{3}\);
  • raccogliendo \(x\,(x^{2}+1)=1\) si ottiene \(x=\dfrac{1}{1+x^{2}}\).

Partendo da \(x_0=0{,}5\) in entrambi i casi:

↕ scorri la tabella

n\(x_{n+1}=1-x_n^{3}\)\(x_{n+1}=\dfrac{1}{1+x_n^{2}}\)
00,50000,5000
10,87500,8000
20,33010,6098
30,96400,7290
40,10410,6530
50,99890,7011
60,00340,6705
100,00000,6804
200,00000,6823
251,00000,6823

Nel primo caso i valori non si avvicinano alla soluzione: oscillano fra \(0\) e \(1\). Nel secondo si avvicinano a \(0{,}6823\). Puoi rifare entrambe le ragnatele nel simulatore, scegliendo \(1-x^3\) e \(1/(1+x^2)\).

Quando fermarsi. Si può fermare il calcolo quando due valori consecutivi coincidono fino alla cifra decimale che interessa. È un criterio pratico, non una stima rigorosa dell'errore. Per esempio, nell'Esempio 1, da \(x_{22}\) in poi i valori coincidono fino alla quarta cifra decimale (\(0{,}7391\)).

Osservazione. Perché la prima riscrittura dell'Esempio 2 non funziona e la seconda sì? Lo suggerisce il grafico: vicino al punto fisso, se il grafico di \(\varphi\) è meno ripido della diagonale (sale o scende più lentamente di essa) la ragnatela si avvicina al punto fisso; se è più ripido, si allontana. Il grafico di \(1-x^{3}\) è molto più ripido della diagonale vicino a \(0{,}68\); quelli di \(\dfrac{1}{1+x^{2}}\) e di \(\cos x\) lo sono meno. È un'osservazione grafica: la dimostrazione rigorosa si potrà fare con lo studio delle derivate.

Confronto con la bisezione. L'iterazione è semplice da usare, ma in questi esempi è più lenta: la bisezione guadagna una cifra decimale ogni 3 passi circa, l'iterazione una ogni 5 o 6. Metodi molto più veloci, come quello delle tangenti, si potranno studiare dopo le derivate.